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Vite


Molte sono le testimonianze di una fiorente viticoltura in questa regione fin dai tempi più antichi, anche precedenti all'invasione degli Etruschi (1700 a.C.) che alla coltura della vite fecero fare un salto di qualità come documentano i ritrovamenti di attrezzature adatte alla vinificazione.
Al tempo dei Romani vari autori scrissero lodando la fiorente coltivazione in questa terra. Catone parla di «forti viti dell'Emilia», Plinio giudicava i vini di Cesena tra i più generosi e analoghi a quelli di Faenza; Varrone evidenziava come la valle cispadana primeggiasse per le altre produzioni vinicole.
Il livello tecnico che i Romani avevano raggiunto nella lavorazione del vino è provato dall'uso di recipienti di terracotta alti due metri e dalla circonferenza di circa quattro metri e da altre attrezzature.
Il vino in tavola era segno di grande distinzione, tanto che esso non poteva mancare sulle mense patrizie.
Nel Medioevo i vini sia dell'Emilia che della Romagna erano molto valorizzati ed apprezzati; Pier de' Crescenzi, bolognese, nel Trecento già parlava nel suo Liber ruralium commodorum delle Lambrusche e dell'Albana di Romagna.
Dante Alighieri, nella Divina Commedia e precisamente nel Purgatorio, riferendosi al marchese Giovanni degli Orgogliosi, fa riferimento al vino di Forlì.
L'esperto Andrea Bacci, nel 1596, descriveva il Sangiovese e l'Albana.
Del crescente sviluppo della viticoltura di questa terra parlano ampiamente numerosi testi dei secoli XVII e XVIII, ma in seguito alla infestazione fillosserica, che distrusse il 90% degli impianti, la coltivazione della vite conobbe un momento «tragico», superato il quale gradatamente risorse, su basi tecniche sempre più avanzate e incentivata dal movimento cooperativistico.
Con l'istituzione della Stazione Agraria di Forlì, avvenuta nel 1872, il settore ebbe considerevolmente impulso e miglioramento nella scelta dei vitigni, dei sistemi di allevamento, delle strutture per la trasformazione e la conservazione del prodotto.
Successivamente sorsero altre istituzioni; l'ente tutela vini romagnoli, l'ente di sviluppo, l'Istituto di Industrie Agrarie, che non hanno mancato di dare il proprio contributo per il miglioramento vitivinicolo dell'intera regione.
In seguito all'approvazione della legge sui vini DOC i primi riconoscimenti si ebbero nel 1967 con l'Albana, il Sangiovese e il Trebbiano di Romagna, nel 1970 con il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Salamino di Santa Croce.

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