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Vino


Per avere qualche informazione sulla coltura della vite, è necessario giungere al quinto secolo a.C., periodo in cui l'attività della popolazione molisana era caratterizzata dall'agricoltura e dall'allevamento. Questo tipo di economia non solo è sopravvissuto nel corso delle diverse migrazioni, ma si è consolidato, in età preromana, con l'affermarsi delle popolazioni sannite.
Tali popoli erano anche viticoltori. Divenuto colonia romana, il territorio sannitico incominciò a decadere e a spopolarsi, tant'è che nel 180 a.C. i Romani vi deportarono, a scopo di ripopolamento, coloni liguri della zona apuana, i quali ripresero a coltivare la vite.
Mancano altre notizie della situazione vitivinicola della zona nel lungo periodo della dominazione romana e nel periodo dell'Alto e Basso Medioevo; il «silenzio» enologico continua anche nel periodo del Rinascimento e nell'età moderna. È con l'unità d'Italia che si ricomincia a parlare della vite e del vino molisano. Lo storico Galanti, nel 1871, annota che il Molise è un forte produttore di vino, tanto che ne fa commercio con gli Abruzzi e informa altresì che «i vini sono bianchi, graziosi e leggeri». Inoltre lo storico precisa che i centri vitivinicoli, dove si fanno «vini spiritosi e delicati», sono Lucito, Mirabello, Petrella, San Giovanni in Goldo e Toro.
La vite aveva, a quei tempi come sostegno, l'acero, essendo praticato l'allevamento ad alberate; i vini prodotti erano prevalentemente da taglio, rossi comuni, bianchi cotti e crudi.
Circa i vitigni, erano noti quelli a uve bianche, come il Trebbiano, il Greco, il Cacaccione, il Cacciadebiti, il Bombino bianco, mentre per quanto riguarda quelli a uve rosse non si hanno indicazioni precise. Si ritiene però che gli attuali Montepulciano e Sangiovese fossero già allora in piena coltivazione; il quadro vitivinicolo rimase con queste caratteristiche fino a tempi recentissimi, gli anni Settanta. Con l'entrata in vigore della legislazione sui DOC, nella regione Molise non si ebbe un orientamento spiccato verso la valorizzazione del prodotto, con vini di qualità e da porre in commercio confezionati. Si preferì assecondare la richiesta di uve, mosti e vini da taglio, la cui produzione non comportava né investimenti di capitali né rischi a livello di commercializzazione.




BIFERNO

La denominazione raggruppa tre tipi di vini: rosso, rosato e bianco, prodotti nella zona vitivinicola di Campobasso, legata al nome del fiume omonimo.
Il rosso è di colore rubino più o meno intenso con riflessi granati se invecchiato; ha odore gradevole, caratteristico, con profumo etereo se invecchiato, accompagnato da sapore asciutto, armonico, vellutato, giustamente tannico e con una gradazione minima di 11,5°. È prevista la versione «riserva».
Il tipo rosato dello stesso grado del precedente, ha colore rosa più o meno intenso; l'odore è fruttato e delicato; nel sapore è asciutto, fresco, fruttato e armonico. Le sue migliori caratteristiche organolettiche si apprezzano nel primo anno di vita.
Il bianco ha colore paglierino con riflessi verdognoli, odore gradevole, delicato, leggermente aromatico, sapore asciutto, armonico e fresco e una gradazione minima di 10,5°.
Si degusta appieno nel primo anno di età.




MOLISE

Non poche zone del Molise, e precisamente quelle della fascia collinare e pedecollinare, sono vocate alla produzione di vini di alto pregio; sono settanta i comuni riconosciuti idonei alla produzione delle diciotto tipologie di vini portanti la denominazione Molise.
Nei tipi bianchi, con colore bianco paglierino più o meno intenso, c'è il bianco dall'odore delicato, gradevole, caratteristico, sapore secco, intenso armonico e 11 è il suo grado minimo; il Trebbiano ha pure lo stesso odore, ma fruttato; nel sapore è sapido, fresco ed armonico, anche leggermente vivace e 10,5° è il suo minimo. Dello stesso grado minimo è il Falanghina, dall'odore delicato, gradevole, caratteristico; il sapore è secco, leggermente vivace, armonico. Pure con lo stesso grado minimo, ma con colore a volte dorato, è il Moscato, che ha odore e sapore caratteristico, armonico. Con caratteri analoghi, ma con spuma fine e persistente e sapore anche dolce, si presenta il Moscato spumante. Mentre col colore giallo dorato è il Moscato passito, che nell'odore è tipico di moscato, armonico, caratteristico, intenso e delicato. Ha sapore dolce, armonico, gradevole, e con un totale minimo di 14°.
Con un minimo di 11°, e con odore delicato, gradevole, caratteristico è il Sauvignon, che nel sapore è secco, morbido, moderatamente vellutato.
Altri due vini, che però presentano talora riflessi verdolini nel colore sono: il Pinot bianco, che ha odore fresco e fruttato, sapore delicato ed armonico, a volte leggermente vivace, con un minimo di 11°; lo Chardonnay che ha caratteri analoghi.
Nel Molise, tra i vini rossi, con colore rosso rubino più o meno intenso, c'è il novello, che presenta odore gradevole, caratteristico, vellutato, accompagnato da sapore morbido, armonico e pure vellutato e un minimo di 11°. Con lo stesso grado e colore, ma talora con riflessi violacei, è il Sangiovese, che ha odore vinoso, gradevole, caratteristico, sapore asciutto, caldo, delicato retrogusto amarognolo. Di pari colore sono pure i successivi vini: l'Aglianico, che nell'odore, però, è più intenso, nel sapore è secco, armonico, morbido, caratteristico, e che ha un minimo di 11,5°; l'Aglianico riserva che ha le stesse caratteristiche del precedente, con un minimo però di 12,5°. Sono di un colore più intenso: il Tintilia e il tipo riserva, che, pur presentando le stesse caratteristiche, hanno però rispettivamente un minimo di 11° e di 12,5°. Della stessa tonalità di colore, ma con riflessi tendenti al granato, sono: il Montepulciano, che all'odore è vinoso, intenso, gradevole, caratteristico, nel sapore è secco, armonico, morbido, a volte leggermente tannico, e con un minimo di 11°; il Montepulciano riserva, che nell'odore è vinoso, intenso, etereo, pieno, caratteristico, con sapore ampio, caldo, armonico, morbido, a volte leggermente tannico e il suo minimo è di 12,5°; il Cabernet sauvignon, dall'odore vinoso, intenso, gradevole, caratteristico, ha sapore robusto, vivace ed armonico e 11° è il suo minimo.




PENTRO DI ISERNIA

La popolazione sannitica era costituita da diverse tribù, di cui una di nome Pentri, che si insediò sui monti di Isernia e si oppose tenacemente alla dominazione romana.
Al ricordo di questa antica tribù, ricca di coraggio e di eroismo, Isernia ha voluto legare il nome dei suoi vini.
Il Pentro di Isernia rosso ha colore rosso rubino più o meno intenso, odore gradevole, caratteristico, con sapore asciutto, armonico, lievemente tannico, il suo minimo è di 11°. Si conserva bene per due anni.
Dello stesso grado è il rosato, di colore rosa più o meno intenso, presenta odore delicato, gradevole, caratteristico, accompagnato da sapore asciutto, armonico, lievemente fruttato, fresco. È da consumarsi preferibilmente nel primo anno di età.
Il tipo bianco ha colore paglierino tenue con riflessi verdognoli, odore delicato, caratteristico, più o meno profumato, sapore asciutto, intenso, piuttosto fresco ed armonico; il suo grado minimo è di 10,5. Da consumarsi nel primo anno di età.

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