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Vino


La celebrità vinicola del Piemonte ha un'origine assai antica: i Greci sarebbero stati i primi a portare vini di qualità in questa regione, partendo dalle coste del Mediterraneo orientale e raggiungendo con le loro navi cariche di anfore di vino i porti liguri. Di qui penetrarono poi nell'entroterra, per giungere in Piemonte, successivamente, con barbatelle e talee, che servirono per costituire i primi impianti di vigneti. Così, in piena età romana, la coltivazione della vite era già fiorente, tanto che Plinio il Vecchio, nella sua enciclopedica Naturalis Historia, cita l'uso delle botti di legno come contenitori di vino in questa regione.
La discesa dei Galli in Italia, secondo l'Ariosto, sarebbe anche da attribuirsi alla particolare prelibatezza e fama di cui già godevano dall'epoca romana i vini piemontesi. Con la caduta dell'impero romano e le invasioni barbariche, la viticoltura subì non poche devastazioni; si mantenne però sempre abbastanza efficiente e continuò ad estendersi nei periodi di pace. L'espansione della vite continuò anche dopo il Mille, e molte zone collinari dei comuni di Alba, Asti, Bra, Cherasco e Monforte, erano coperte di vigneti. Tale era l'importanza del prodotto che, durante il secolo XIII, in quelle zone era in atto la tutela della qualità delle uve a mezzo dei divieti di vendemmia antecedenti il 29 settembre, con una rigorosa disciplina di vendita del vino nelle osterie. Queste normative sono riportate nei bandi vendemmiali dell'epoca.
Molti sono nei documenti medioevali del Piemonte i riferimenti alla produzione viticola della regione, così come dei vini prodotti. Per la trattatistica ricordiamo il Liber ruralium commodorum di Pier de' Crescenzi che già alla fine del XIV secolo sottolinea la buona tecnica impiegata nella coltivazione della vite dai contadini del Monferrato.
Vini piemontesi sono già citati nel trattato De naturali vinorum historia di Andrea Bacci, medico naturalista nato a Sant'Elpidio a Mare nel 1524 e morto a Roma nel 1600 che rappresenta quanto di meglio sia stato prodotto in materia di bevande.
A proposito della produzione vinicola del Piemonte egli scrive: «Sotto le Alpi poi - poiché tutta questa regione è circondata e chiusa da non interrotte catene di monti, al di là e al di qua del Po, ed opportunamente fu chiamata dai posteri Pedemontana - si trova una qualità di vino assai diversa. Per la maggior parte sono vini sottili, di un colore rosso splendente, aspretti e raramente dolci; per contro altri sono biondi, di un fulgore di fiamma, e per il loro sapore intenso sembrano mediocri al gusto, ma in ogni caso danno molta pesantezza di capo a chi li beve, a meno che non si tratti di gente molto robusta di testa. Io stesso, posto sull'avviso di ciò, mentre percorrevo quella regione nel corso dell'estate dell'anno 1560, non troppo soddisfatto di quei vini piuttosto aspri e ritenendo migliori quelli simili ai Greci e ai Chiaretti delle nostre parti, imparai a mie spese che rispondevano al vero gli avvertimenti dei miei ospiti, i quali affermavano che i vini biondi di quel genere sono quanto mai immaturi e che danno pesantezza alla testa. Ritornato perciò ai miei Chiaretti, sperimentai che erano più leggeri per lo stomaco e che passavano facilmente. E pensai che in tutta quella pianura, circondata in lungo e in largo dalle montagne, ombreggiata qua e la dagli alberi, irrigata dal Po e percorsa nel mezzo da cento fiumi e canali, non v'è da meravigliarsi se vi si producono dei vini così robusti: e ciò a causa - mi sembra - del continuo riverbero del sole attraverso gli anfratti dei monti aridi che si innalzano tutt'attorno; il quale sole durante l'estate riarde lentamente quelle uve bionde, in proporzione alla loro varia distribuzione, ed infonde in esse un intensissimo ardore. Perciò, allo scopo di metterli in mostra, i Cisalpini e soprattutto i signori sono soliti ostentare nelle loro cantine delle enormi botti piene di quel vino, botti che arrivano a contenere cinquanta e anche cento orci e che servono a conservare i vini vecchi per parecchi anni. I quali vini, quanto più sono vecchi, tanto più si sente che pesano sullo stomaco e nuocciono al capo: difetto che già ricordai a proposito del vino Pramnio e del Cecubo (= vini celebri già presso gli antichi, frequentemente ricordati dagli scrittori greci e latini). Non hanno la medesima forza i vini neri e rossi di questa regione, a causa della natura delle uve nere e rosse, che sono affini alle Lambrusche; così che a questi vini è stato attribuito un appellativo adatto, per cui son detti «bruschi». Fra quelli rossi ve ne sono peraltro alcuni abbastanza robusti, come quello che si raccoglie al di là del Po, nelle campagne d'Ivrea. Questa città è posta in luogo più elevato, sotto le montagne, ed in zone soleggiate, come pure Novara e Vercelli. Nei loro vigneti, talvolta maritati con gli alberi, queste campagne producono vini più forti, del genere sopra ricordato, i quali anche nelle mense del Serenissimo Duca di Savoia ottengono lode e favore. E così non di rado dal porto di Savona vengono trasportati a Roma in piccoli fusti e dagli indigeni vengono magnificati (poiché a ciascuno piacciono le cose proprie) a paragone col Lacrima e con altri vini generosi di carattere simile.»
Alle corti rinascimentali la qualità del vino assume sempre maggior valore, tanto che prende sempre più piede la figura del bottigliere, colui che consiglia, acquista e abbina i vini. Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III (1468-1549), ci ha lasciato una lettera indirizzata al cardinale Guido Ascanio Sforza intorno alla natura e qualità dei vini che può essere considerata l'incunabolo della letteratura enologica italiana perché per la prima volta in essa si trovano valutazioni pertinenti intorno ai singoli prodotti, al loro aspetto, profumo, sapore, retrogusto, nonché alla gradazione alcolica, durata, attitudine al trasporto, idoneità ad accompagnarsi alle vivande ecc. ecc. In essa vengono citati alcuni vini piemontesi come il «vino di Saluzzo» e il «vino di Invreija» (Ivrea).
Era fin dal XVII secolo motivo di orgoglio appartenere al mondo della viticoltura; orgoglio che rimase e rimane nella cultura piemontese, tanto che Carlo Alberto, per essere annoverato tra i produttori di vino, costruì una cantina a Verduno per la produzione di Barolo e Moscato e da questa, in seguito, sorse lo stabilimento Cinzano di Vittoria. Nel 1843 Cavour, produttore di vini, al Congresso agrario di Alba presentò una memoria su come si dovessero ordinare le vinaie e le cantine. Tale era il suo interesse per la vite e per il vino, che nei momenti liberi trascorreva non poche ore a potare, vendemmiare e individuare nuove varietà di uve.
Due grandi zone caratterizzano l'habitat della viticoltura piemontese: le Langhe e il Monferrato. Quest'ultima è suddivisa in basso Monferrato, che è la parte settentrionale, e Alto Monferrato, che è quella meridionale. Sono divisi dalla vallata di Villafranca d'Asti, dal torrente Borbore e dalla parte inferiore della valle del Tanaro.
Il Basso Monferrato è caratterizzato da un sistema collinare con altitudini più elevate, che raggiungono i 700 m., mentre l'Alto Monferrato ha altitudini minori, con una media generale di 350 m., molto idonea alla coltura della vite.
Questa è indubbiamente l'area più densa di viti della regione; con Asti, lega da secoli i nomi di vini di alta risonanza: Moscato di Canelli, introdotto vari secoli fa, Barbera, noto già nel Settecento, e che si diffuse per la grande adattabilità, l'abbondanza di produzione ed il pregio; Grignolino, che è considerato nativo della zona, però limitato ad una ristretta superficie perché esigente in fatto di terreno e di clima ed è uno dei più raffinati vini del Monferrato; Freisa, diffuso un po' ovunque, ma limitato come estensione; Malvasia nera.
L'Alto Monferrato, che a differenza del consueto uso geografico dei termini «alto» e «basso» riguarda come s'è detto la zona meridionale, registra quote inferiori rispetto ai rilievi astigiani; i pendii sono più erti e le valli meno segnate. Ai nomi di Acqui, Ovada e Gavi si legano i capoluoghi vitivinicoli, con cospicue produzioni del Barbera del Monferrato e del Moscato d'Asti, con due denominazioni del pregiato bianco Cortese: Alto Monferrato e di Gavi, dei sapidi Dolcetto di Acqui e di Ovada, del poco noto, soprattutto per la modesta produzione, ma apprezzato e ricercato dagli estimatori, vino da dessert Brachetto d'Acqui.
Le Langhe costituiscono una splendida regione collinare, dai confini non ben definiti, delimitata dalle valli del Tanaro e del Bormida e dall'Appennino Ligure. Le colline, che costituiscono geologicamente un prolungamento dell'Appennino settentrionale nella Padania occidentale, digradano da un'altitudine massima di 700-800 m.
In questa zona vengono prodotti i vini più famosi come il Barolo e il Barbaresco, ma anche il Moscato d'Asti, il Nebiolo, il Barbera, il Dolcetto, anche se varie sono le zone produttrici; ricordiamo fra le più importanti il Canavese, le colline di Chierese, i colli Tortonesi.



BARBARESCO (DOCG)

È certamente il più antico vino piemontese: un'antica tradizione vuole che la bontà di questo vino abbia attirato i popoli della Gallia nel nostro paese.
Il Barbaresco ha un invecchiamento di almeno due anni e superiore ai quattro per il tipo «riserva».
Presenta colore rosso granato con riflessi arancione, profumo caratteristico, etereo, gradevole ed intenso, accompagnato da sapore asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico e un minimo di 12,5°.




BARBERA

Il vitigno Barbera si coltiva nella zona collinare del fiume Tanaro in cui l'epicentro geografico è costituito dalla città di Alba, "capitale" delle Langhe e del regno del tartufo, in provincia di Cuneo. La produzione di Barbera annovera tre tipi di vino.
Il Barbera d'Alba ha colore rosso rubino, intenso da giovane, con tendenza al rosso granato dopo l'invecchiamento; l'odore è vinoso intenso e al tempo stesso delicato, accompagnato da un sapore asciutto, di corpo, di acidità abbastanza spiccata, leggermente tannico. Questo vino con l'invecchiamento si fa pieno ed armonico, Il suo grado minimo è 12.
Il Barbera d'Asti ha colore rosso rubino, tendente al rosso granato dopo l'invecchiamento, odore vinoso con profumo caratteristico, tendente all'etereo con l'invecchiamento. Il sapore è asciutto, tranquillo, di corpo, armonico, gradevole, di gusto pieno, con adeguato invecchiamento; ha un minimo di 12°.
Può fregiarsi della qualifica «superiore».
Al vino Barbera di Monferrato si addice la classificazione «vivace» per il più diffuso tipo, giovane e leggermente frizzante.
Ha colore rosso rubino più o meno intenso, odore vinoso, accompagnato da sapore asciutto a volte leggermente abboccato, mediamente corposo, talvolta vivace o frizzante; ha gradazione minima di 11,5°. Può fregiarsi della qualifica «superiore».




BAROLO (DOCG)

Definito «re dei vini» il Barolo fu famoso anche nell'antichità se è vero che fece entusiasmare Giulio Cesare che lo conobbe provenendo dalla Gallia e che volle portarne con sé a Roma. Chi ne diffuse la fama fu però Cavour che, quando acquistò il castello di Grinzane, impiantò duecentomila viti che affidò alla cura dell'enologo francese Odoart.
Oggi il Barolo è ritenuto dagli esperti il migliore dei vini rossi piemontesi o certamente «nelle prime file dell'aristocrazia vinaria» come scrive Stefano Guardi.
Sottoposto a un invecchiamento obbligatorio di tre anni, il vino presenta colore rosso granata con riflessi arancione, profumo caratteristico, etereo, gradevole e intenso, accompagnato da un sapore asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico. La gradazione minima è di 13°.
Può portare sull'etichetta la dizione «riserva».
Le migliori caratteristiche del Barolo si hanno tra il quinto e l'ottavo anno di età. Va servito sui 20-22°C, due ore dopo che è stato stappato.




BRACHETTO D'ACQUI

La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Asti e otto della provincia di Alessandria, e ha come centro ideale Acqui Terme.
Il Brachetto d'Acqui viene commercializzato nelle tipologie spumante e tranquillo o leggermente frizzante. In quest'ultimo caso si presenta con colore rosso rubino di media intensità e tendente al granato chiaro o rosato; ha aroma muschiato, molto delicato, caratteristico, sapore dolce, morbido, delicato, e gradazione minima 11,5°. Nella versione spumante, ha spuma fine, persistente, brillante nella limpidezza, con una gradazione minima di 12 gradi.




DOLCETTO

Vino storico prodotto dall'omonimo vitigno fin dal XIV secolo. Secondo alcune fonti infatti, i marchesi di Saluzzo, in data 5 luglio 1369, in cambio di Dolcetto per sé e per i loro signori, avrebbero esentato la popolazione di Dogliani dal pagare le tasse, dall'obbligo dell'arruolamento e da altri oneri. E sempre i marchesi di Saluzzo ottennero due secoli dopo la sede vescovile a Saluzzo inviando una quantità del loro buon vino al papa Giulio II.
Questo vino prende il nome dalle sette zone in cui è prodotto.
Dolcetto d'Acqui. È prodotto in ventitré comuni della provincia di Alessandria. Ha colore rosso rubino intenso, tendente con l'invecchiamento al rosso mattone; presenta odore vinoso, attenuato, caratteristico, accompagnato da sapore asciutto, morbido, gradevolmente mandorlato o amarognolo. Il suo grado minimo è di 11,5.
Il Dolcetto prodotto dalle uve migliori e posto al consumo dopo un anno di invecchiamento con un minimo di 12,5°, può portare sull'etichetta la qualificazione «superiore».
Dolcetto d'Alba. Zona di produzione sono le colline dell'Albese alla destra del Tanaro. Il Dolcetto d'Alba presenta colore rosso rubino tendente a volte al violaceo nella schiuma, odore vinoso, gradevole caratteristico. Il suo sapore è asciutto, gradevolmente amarognolo, di moderata acidità, di buon corpo, armonico e con un minimo di 11,5°.
Dolcetto d'Asti. Prodotto nella zona collinare di Asti presenta colore rosso rubino vivo, odore vinoso, gradevole, caratteristico, accompagnato da sapore asciutto vellutato, armonico, di moderata acidità e con un minimo di 11,5°.
Il Dolcetto di Diano d'Alba è invece prodotto nella ristretta zona del comune omonimo. Ha colore rosso rubino, odore vinoso, gradevolmente caratteristico, accompagnato da sapore asciutto, gradevolmente ammandorlato, moderata acidità, buon corpo, armonico, e un minimo di 11,5°.
Dolcetto di Dogliani, produzione ristretta alla provincia di Cuneo, che ha come centro Dogliani, e a pochi altri comuni limitrofi. Ha colore rosso rubino tendente al violaceo, odore vinoso, gradevole, caratteristico; il sapore è asciutto, armonico, con discreto corpo e vena amarognola. Il suo grado minimo è 11,5.
Dolcetto delle Langhe Monregalesi. Ha colore rosso rubino vivo, al quale si accompagna un caratteristico odore vinoso e gradevole. Al gusto offre sapore asciutto, amarognolo, con moderata acidità e di discreto corpo; ha un minimo di 11°.
Dolcetto di Ovada. La zona di produzione comprende poco più di una ventina di comuni della provincia di Alessandria che ha come centro Ovada. Il Dolcetto di Ovada presenta colore rosso rubino intenso, tendente al granato con l'invecchiamento, e odore vinoso caratteristico. Il suo sapore è asciutto, morbido, armonico, gradevolmente mandorlato o amarognolo, con un minimo di 11,5°.




FREISA

Le prime notizie di questo vino si hanno in tempi relativamente recenti, verso la fine del Settecento.
Per le loro caratteristiche un po' diverse, ne sono stati riconosciuti due tipi: il Freisa d'Asti, e il Freisa di Chieri.
Freisa d'Asti. Con le uve di questo noto vitigno piemontese, prodotto nella zona collinare dell'Astigiano, si ottiene un apprezzato vino rosso cerasuolo o granato, dal caratteristico profumo di lampone o di rosa, di sapore amabile, fresco, gradevole. Sovente il Freisa d'Asti è preparato nel tipo frizzante, oppure spumante naturale, mentre con le uve più mature si ottiene un prodotto, che, previo invecchiamento di almeno un anno, acquista le caratteristiche di vino superiore.
Il Freisa d'Asti presenta colore rosso granato o cerasuolo, con tendenza a leggero arancione se invecchiato, e odore caratteristico delicato di lampone o di rosa. Al gusto è di sapore amabile, fresco, con sottofondo assai gradevole di lampone, e nel tipo secco, con breve invecchiamento, delicatamente morbido. Il suo grado minimo è di 11°. Il tipo «superiore», prodotto dalle uve migliori, con almeno un anno di invecchiamento, ha una gradazione minima di 12°.
Freisa di Chieri. Con le uve del vitigno Freisa, prodotte sulle colline torinesi che, dopo il Colle della Maddalena, si spingono verso levante oltre Chieri, da tempi lontani si producono dei rinomati vini rossi secchi o amabili. Il Freisa di Chieri secco si presenta di colore rubino non troppo intenso; ad esso si accompagna un odore fine che ricorda quello del lampone e della viola. Al gusto ha sapore asciutto, acidulo, che con l'invecchiamento diventa più delicato. La gradazione minima è 11°.
Il tipo amabile, di medesima gradazione, ha lo stesso colore, lo stesso odore delicato, che ricorda lontanamente il lampone; al gusto presenta un sapore amabile e piacevolmente aromatico.




GATTINARA (DOCG)

Questo vino è prodotto nelle zone dell'omonima città. Da secoli il Gattinara vanta grande fama, esaltata da Oddone, Conte di Savoia: «Ha conquistato re e valicato mari». Già nel Medioevo questo splendido vino appariva sulle mense di molte case principesche italiane.
Il Gattinara ha colore rosso granato tendente all'arancione; al gusto presenta sapore asciutto, armonico, con caratteristico fondo amarognolo. All'olfatto rivela profumo fine, che ricorda quello della viola, specie se molto invecchiato; il suo minimo è di 12,5°. È previsto il tipo «riserva».


GAVI o CORTESE DI GAVI (DOCG)

Il Gavi o Cortese di Gavi è prodotto nella zona collinare piuttosto ristretta della provincia di Alessandria, posta a cavallo del torrente Lemme, che ha come epicentro Gavi; il vino è prodotto esclusivamente dal vitigno Cortese. Se ne producono tre tipologie: il tranquillo ha colore paglierino più o meno intenso, odore caratteristico delicato, e il sapore è asciutto, gradevole, di gusto fresco ed armonico, e 10,5 il suo grado minimo. Di caratteristiche analoghe è il frizzante, mentre il tipo spumante, pur avendo lo stesso grado minimo, ha colore paglierino più o meno tenue, spuma fine e persistente, odore fine, delicato, caratteristico. Nel sapore è armonico, pieno, asciutto, gradevole.




GRIGNOLINO

Di questo vino sono state riconosciute due zone di produzione, Asti e Monferrato Casalese, con relative tipologie di vini.
Il Grignolino d'Asti presenta un colore rosso rubino più o meno intenso, con tendenza ad una tonalità arancione se invecchiato. All'olfatto ha profumo caratteristico e delicato, accompagnato da sapore asciutto, leggermente tannico, gradevolmente amarognolo, con persistente retrogusto. Il suo minimo è 11°.
Grignolino del Monferrato Casalese. È caratterizzato da colore rosso rubino chiaro, con tendenza all'arancione in conseguenza all'invecchiamento; all'olfatto manifesta profumo caratteristico e delicato, accompagnato da sapore asciutto, leggermente tannico, gradevolmente amarognolo, con caratteristico retrogusto; la sua gradazione minima è di 11°.
I due tipi di grignolino sono da consumarsi giovani, a 1-2 anni di età; se superano i tre anni le loro caratteristiche pregevoli decadono.




MALVASIA

Vitigno storico, quello Malvasia, citato nell'opera di Andrea Bacci De naturali vinorum historia e riferito a molte zone italiane.
In Piemonte sono state individuate due zone di produzione da cui si ricavano quattro tipologie di vino.
Il Malvasia di Casorzo d'Asti ha un colore che va dal rosso rubino al cerasuolo (rosato), a seconda della vinificazione; all'olfatto presenta un aroma caratteristico e fragrante, accompagnato da sapore dolce, leggermente aromatico, morbido, caratteristico. Il suo grado minimo è di 10,5°.
Il Casorzo spumante è di colore rosato più o meno intenso; l'odore è aromatico caratteristico, accompagnato da sapore dolce, leggermente aromatico, morbido, caratteristico; la gradazione minima totale è di 11°; il Casorzo passito ha colore rosso rubino carico, nell'odore è intenso, complesso, caratteristico, con sapore dolce, vellutato, caratteristico, e 15° è la gradazione minima totale.
Il Malvasia di Castelnuovo Don Bosco ha colore rosso cerasuolo con aroma fragrante dell'uva di origine all'olfatto; il sapore è dolce, leggermente aromatico, caratteristico; la sua gradazione minima è di 10,5°.




MOSCATO D'ASTI

Vino antichissimo, è originario della Grecia, in Piemonte si produce prevalentemente nella zona di Asti da cui prende nome.
Ha colore paglierino o giallo più o meno intenso; all'olfatto presenta un aroma caratteristico e fragrante di moscato, accompagnato da un sapore dolce, aromatico, caratteristico dell'uva di provenienza. Il suo grado minimo è di 10,5°.




NEBBIOLO D'ALBA

Vino di antiche tradizioni, il Nebbiolo d'Alba è prodotto in pochi comuni del Cuneese; ha colore rosso rubino più o meno carico, con riflessi arancioni nel vino invecchiato. All'odore presenta profumo caratteristico, tenue e delicato, che ricorda la viola, che si accentua e perfeziona con l'invecchiamento. Al gusto manifesta un sapore che va dal secco al gradevolmente dolce di buon corpo, giustamente tannico da giovane, si fa poi vellutato e armonico. La gradazione minima è di 12°. Può essere prodotto nelle versioni secco, dolce e spumante.


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