Storia della Cucina Italiana Ristoranti Arezzo Le Origini

Toscana Toscana

Arezzo

Le Origini


La città di Arezzo fu uno dei centri principali della civiltà etrusca di cui sono evidenti le tracce nella cucina di oggi (vedi per esempio il coniglio all'etrusca); anche con i Romani questa città intrattenne buoni rapporti riuscendo a fondere, per quanto riguarda l'arte della cucina, le due culture alimentari e aderendo all'impronta di opulenza che ha caratterizzato gli ultimi secoli dell'impero romano d'Occidente; opulenza e desiderio di sorprendere i convitati erano la molla per la realizzazione di certi piatti che trionfavano sulle tavole dei Romani e di cui ci rimane qualche testimonianza in molte pagine di scrittori del tempo. Ricordiamo Gaio Petronio (I secolo dopo Cristo) che ci ha lasciato nel suo Satyricon varie testimonianze dei modi di vivere dell'alta società del tempo e nell'episodio della Cena da Trimalcione la descrizione minuziosa e divertita del pantagruelico banchetto di un arricchito, Trimalcione appunto; questo banchetto è un susseguirsi di mirabolanti portate, rese ancora più spettacolari da "effetti speciali" che non hanno trovato uguali nella storia dell'arte culinaria, ad eccezione, forse, di quelle di Lucullo, che alla nostra lingua ha regalato l'aggettivo luculliano.
Riportiamo un breve passo di questo banchetto assai significativo e divertente.
«Ci fu portato, benché fossimo ancora all'antipasto, un vassoio con dentro un cesto nel quale stava accovacciata una gallina di legno con le ali aperte, come quelle che covano le uova.
Subito si avvicinarono due schiavi e tra il frastuono della musica cominciarono a frugare nella paglia, cavandone fuori delle uova di pavone che distribuirono ai convitati.
Girando la testa verso il tavolo, Trimalcione vide la scena e disse "Amici, uova di pavone ho fatto mettere sotto questa gallina. Ma, per Ercole, ho paura che ci sia già dentro il pulcino. Vediamo se si possono ancora bere".
Con dei cucchiai che pesavano almeno mezza libra, rompemmo le uova, che erano di pasta frolla. Stavo per gettare il mio che mi sembrava già avesse dentro il pulcino, quando sentii un ospite abituale che diceva: "Dev'esserci dentro qualcosa di buono". Infatti, rotto il guscio, vi trovai un grosso beccafico immerso nel tuorlo, ben pepato e lardellato».
Davanti a tanto lusso possiamo ben capire l'indignazione che circa un secolo dopo espresse Catone, detto appunto il Censore, che nella sua opera De agricultura caldeggia il ritorno ai cibi degli antenati, realizzati con ingredienti più poveri ma non meno squisiti. Nella sua opera troviamo varie ricette anche di cibi del mangiare quotidiano ispirate a grande semplicità. Ricordiamo il libum, piatto tipico della cucina degli antichi Romani descritto da Catone in modo semplice, ma già assai lontano da quello poverissimo riservato qualche secolo prima agli schiavi.
«Farai così il libum. Sciogli bene in un mortaio due libbre di formaggio. Quando lo avrai reso del tutto liscio impasta bene con il formaggio una libbra di farina o, se lo vuoi più leggero, mezza libbra. Aggiungi un uovo e di nuovo impasta tutto attentamente. Forma la pagnotta, ponila sopra un letto di foglie e falla cuocere lentamente in un forno caldo».

Hotel Livigno
Podere Il Gioiello
Terminal Service Car Camper Parking
Hotel Sittnerhof Merano
Hotel La Betulla Trentino Alto Adige

 

Abano Terme Hotel
Bormio Hotel Residence