Lenticchie


Originaria della Mesopotamia, agli albori della civilt agricola, la lenticchia una delle pi antiche piante alimentari; la sua coltivazione praticata nelle aree svantaggiate a clima temperato, semiarido, perch la resistenza della pianta alla siccit e il ciclo biologico autunnale-primaverile contribuiscono a ottenere raccolti soddisfacenti, anche se quantitativamente modesti.
In Umbria la leguminosa localizzata in ristrette aree di altopiano (Castelluccio, ma anche Annifo e Colfiorito), nelle quali le condizioni climatiche e pedologiche conferiscono grande pregio qualitativo al prodotto. La qualit pi pregiata quella coltivata a Castelluccio, dal seme verde molto piccolo (risulta tenerissima, oltre che particolarmente saporita, e non ha bisogno di ammorbidirsi in acqua prima della cottura).
Coltivata a 1.400 metri di altitudine, la lenticchia di Castelluccio non viene trattata in alcun modo con prodotti chimici e non presenta dunque alcun residuo antiparassitario; l'aratura e la semina avvengono in primavera, subito dopo lo scioglimento della neve: da quel momento la lenticchia necessita soltanto di condizioni atmosferiche favorevoli. A fine luglio o nella prima met di agosto si procede alla carpitura o al taglio, quando i baccelli non sono troppo secchi (in tal caso il rischio di perdere tutti i semi).
Dopo la raccolta, le piante vengono disposte sul campo in file parallele per alcuni giorni, fino alla completa essiccazione delle lenticchie. Quando il seme sufficientemente asciutto si esegue una grossolana selezione meccanica per eliminare eventuali particelle sassose o altri semi presenti; la pulizia del legume ancora effettuata a mano, chicco per chicco, nelle settimane e nei mesi successivi alla raccolta. Le rotazioni agronomiche effettuate sono triennali, e prevedono la cadenza: lenticchia-riposo-cereali-lenticchia. La produzione annua media, sull'altopiano di Castelluccio, di poche centinaia di quintali.
Prerogativa di questa lenticchia, certo la pi famosa e pregiata d'Italia, con ampio repertorio ricettistico locale, di non perdere la buccia e di tenere straordinariamente la cottura.