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Un po' di storia


La realtà storica di questa terra (che per i primi secoli partecipa alla sorte dell'intera regione dell'arco alpino) dopo l'anno Mille è caratterizzata dalle vicende di Venezia (attualmente capoluogo della regione) che per la sua particolare posizione geografica e, di conseguenza, per le fiorenti attività marinare ebbe una storia tutta protesa verso l'Oriente che culminò ai tempi della quarta crociata. Per ragioni finanziarie legate al fatto che Venezia possedeva la flotta per il trasporto, questa crociata si trasformò da Guerra Santa voluta dal papa Innocenzo III (salito al trono pontificio nel 1197) in guerra di espansione capitanata appunto da Venezia sotto il doge Enrico Dandolo. Nel 1203, dopo un assedio di due mesi, i crociati entrarono a Costantinopoli. Veneziani e crociati decisero di impossessarsi dell'impero bizantino: Costantinopoli veniva presa e saccheggiata. Baldovino di Fiandra fu eletto imperatore (per conto dei veneziani) e il marchese del Monferrato (capo delle crociate) re di Tessalonica. Invece di togliere ai Turchi i luoghi santi, i crociati avevano abbattuto l'impero bizantino dando vita, nell'interesse dell'espansione commerciale veneziana, all'Impero latino d'Oriente.
Venezia ottenne domini tali in Marea nelle isole dell'arcipelago e a Candia, da diventare la vera padrona dell'Oriente fino alla caduta dell'impero latino che avvenne nel 1261, e segnò la rivincita di Genova, la grande rivale di Venezia. Ma l'urto fra le due città per la supremazia nel Mediterraneo, continuò nel secolo XIV. Nel 1381 i Genovesi entrarono nell'Adriatico, presero Chioggia e bloccarono la città; sarà Vittor Pisani a salvarla dall'estremo pericolo spezzando l'attacco nemico.
Con la fine del XIV secolo si entra in una nuova fase della politica veneziana, fase definita «della politica di terraferma»; già aveva fatto alcune conquiste (Treviso e costa istriana), ma dall'inizio del Quattrocento persegue una politica di sistematica penetrazione nel retroterra veneto, di conquista, che rapidamente spinge la città fino al Mincio entrando in confronto con i duchi di Milano, mentre in Oriente è costretta a una politica difensiva perdendo via via le proprie conquiste.
In terraferma acquista dal re d'Ungheria la Dalmazia; ottenute le città di Padova e Verona, s'impossessa del patriarcato di Aquileia (1418-20); poi, entrata in lotta con Filippo Maria Visconti, occupa Brescia, Bergamo e Crema, si impadronisce del Polesine di Rovigo (1484), per stendere poi le mani sulle città pugliesi (Otranto, Brindisi, Trani, Monopoli) e sulla Romagna (1504). Il suo potere fa sospettare che voglia aspirare alla monarchia d'Italia: ed è proprio questo che la perde. I nemici sono anche oltre frontiera, primi fra tutti gli Austriaci Asburgo (con Massimiliano), ma anche il re di Francia Luigi XII divenuto padrone della Lombardia. Nasce con la Lega di Cambrai un collegamento antiveneziano e la battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509, con la vittoria francese, segna la fine dell'espansione veneziana.
Venezia reagì mirabilmente al duro colpo, seppe dissociare i suoi nemici, salvare, ancora, il suo stato di terraferma, ma la grande politica era finita. Per tutto il XVII secolo difese i suoi possedimenti anche in Oriente; ma agli inizi del XVIII (pace di Passarowitz, 1718) dovette rinunciare alla Marea e ai possedimenti nel mare Egeo. La potenza veneziana era finita; il prestigio europeo di cui la repubblica aveva goduto per secoli era un ricordo del passato e per gli europei del secolo XVIII la città diventava soprattutto un goloso centro di piaceri. Col trattato di Campoformio (1797) Venezia era ceduta all'Austria da Napoleone Bonaparte, che ne dispose come di cosa propria, senza destare forze che lo contrastassero. E da quel momento la città seguì le sorti del Lombardo-Veneto.
Una storia, quella veneziana, di così ampio respiro, di così alte ambizioni, così ricca di contatti, da ben giustificare l'elaborazione di una cultura ricca di influenze di provenienza soprattutto orientale che ha avuto le sue ricadute sugli usi e costumi di questa terra e in particolare sulla gastronomia che ancora oggi si distingue per la ricerca di sapori forti, per l'uso delle spezie, per una certa sontuosità e spettacolarità dei suoi banchetti.


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