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I ghetti nazisti

Rome (RM) - 27 gen 2012 / 4 mar 2012

Complesso del Vittoriano, Salone Centrale

In occasione delle celebrazioni realizzate per la Giornata della Memoria, giovedì 26 gennaio sarà inaugurata a Roma presso il Complesso del Vittoriano la mostra "I ghetti nazisti" ospitata nel Salone Centrale fino al 4 marzo.
L'esposizione, promossa e voluta da Roma Capitale nasce sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana con il Patrocinio del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri e vede la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Fondazione Museo della Shoah di Roma e dell'UCEI - Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'organizzazione generale e la realizzazione sono di Comunicare Organizzando.

La mostra, curata da Marcello Pezzetti, direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah di Roma, da Bruno Vespa e Sara Berger con la direzione e il coordinamento generale di Alessandro Nicosia, intende ripercorrere la storia dei ghetti nazisti in Polonia, dal 1939 al 1944: la loro istituzione, la vita quotidiana al loro interno, la fame, le malattie, la violenza, il lavoro coatto, le deportazioni, la resistenza, le liquidazioni finali.
Le quattro sezioni che compongono il percorso espositivo raccontano uno dei momenti più bui della nostra storia recente attraverso manufatti, giornali, fotografie, documenti e filmati, provenienti da istituzioni pubbliche e private e musei e archivi internazionali: United States Holocaust Memorial Museum, Washington, Ghetto Fighters House, Galilea, Stowarzyszenie Zydowski Instytut, Varsavia, Yad Vachem, Gerusalemme, Bundesarchiv di Berlino, solo per citarne alcuni.
Da un punto di vista concettuale il "ghetto nazista" diviene il simbolo di tutte le forme di razzismo e segregazione e pertanto pretesto e occasione per promuovere quei valori di uguaglianza e solidarietà che sono i principi basilari della educazione, della formazione e della crescita di ogni essere umano.

L'inaugurazione avrà luogo il giorno giovedì 26 gennaio alle ore 17.00 e la mostra resterà aperta al pubblico a ingresso gratuito fino al 4 marzo 2012.

La mostra
Quando alla fine del 1941 nell'Europa orientale iniziavano le uccisioni di massa e le deportazioni nei campi di sterminio, gli oltre tre milioni di ebrei polacchi avevano già vissuto più di due anni di persecuzioni.
Tra umiliazioni e restrizioni, per facilitare la "germanizzazione" del paese, erano stati deportati da una città all'altra, costretti a vivere nei "ghetti" (quartieri recintati e separati dal resto della popolazione), sottoposti al lavoro forzato in appositi campi.
Tutti avevano perso la maggior parte della loro proprietà. Alcuni erano stati fucilati o impiccati per "punizione", molti altri erano morti per fame o malattia.
Prima dello sterminio, i nazisti vollero separare gli ebrei dal resto della società, negando loro diritti e assistenza, lasciandoli nell'indigenza, costringendoli alla promiscuità, alla fame, alla mancanza di igiene, alle malattie. I persecutori filmarono e fotografarono questa realtà fatta di volti provati dalla sofferenza, stracci sporchi, cadaveri abbandonati sul ciglio della strada. I prodotti realizzati avrebbero dovuto essere utilizzati dalla propaganda del regime addirittura per dimostrare la presunta "inferiorità razziale" degli ebrei.
L'esposizione, intende ripercorrere proprio questi eventi, la storia dei ghetti nazisti in Polonia, dal 1939 al 1944: la loro istituzione, la vita quotidiana al loro interno, la fame, le malattie, la violenza, il lavoro coatto, le deportazioni, la resistenza, le liquidazioni finali.
La realtà dei ghetti, conosciuta dal grande pubblico grazie a film come "Schindler's List" e "Il pianista", viene qui approfondita e diviene occasione per riflettere su come l'odio prodotto da anni di propaganda antisemita abbia causato in breve tempo un genocidio senza precedenti, del quale furono responsabili migliaia di uomini - non solo tedeschi.
Strutturata in quattro sezioni, la mostra si avvale per raccontare gli eventi di materiali di varie tipologie, la maggior parte dei quali inediti o mai presentati in Italia: fotografie provenienti dalle collezioni di archivi nazionali e internazionali, mappe e piante dei ghetti, filmati, lettere, diari, giornali, documenti, oggetti e materiali di vario genere in prestito da numerose istituzioni pubbliche e da collezioni private.
L'esposizione si apre con una premessa, un breve racconto del "ghetto" nella storia e una panoramica sulla storia degli ebrei in Polonia e la loro persecuzione nella Germania nazista fino alla seconda guerra mondiale.
Segue poi la prima sezione, che prende le mosse dall'occupazione della Polonia e descrive le prime espulsioni degli ebrei fino ad arrivare all'istituzione dei ghetti.
La seconda sezione costituisce il nucleo centrale della narrazione: qui viene raccontata la vita degli ebrei nei ghetti fra regolamenti e restrizioni, saccheggi e distruzioni, maltrattamenti e uccisioni singole. Viene messo in evidenza come le condizioni di vita siano segnate dalla fame e dalle malattie e come gran parte degli ebrei sia costretta al lavoro forzato ma allo stesso tempo come, nell'ambito delle limitazioni imposte dai nazisti, gli ebrei trovino lo spazio per una vita religiosa, sociale e culturale e cerchino di condurre una vita "normale" anche trasgredendo agli ordini dei nazisti.
In un focus viene poi illustrata la propaganda antiebraica nazista in Polonia. E' qui che trova spazio la narrazione del caso di "Theresienstadt", la città ideale costruita da Hitler per gli ebrei. Qui vengono presentati inoltre documenti e materiali espositivi che illustrano la reazione del mondo di fronte alla tragedia in atto. Notizie dell'istituzione dei ghetti e delle violenze in atto raggiungono infatti sia gli Alleati che l'Italia.
La quarta sezione infine affronta il tema della liquidazione dei ghetti e degli abitanti attraverso le fucilazioni di massa e le deportazioni versi i campi di sterminio. Si parla non solo dei persecutori, ma anche dei Giusti e dei soccorritori.
La parte finale della mostra è dedicata agli ebrei che hanno dato la loro vita nella resistenza armata.

 

Fonte: Beni Culturali





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