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TIBET. Tesori dal tetto del mondo

Treviso (TV) - 20 ott 2012 / 2 giu 2013

Casa dei Carraresi

La spettacolare mostra sul Tibet a Casa dei Carraresi dal 20 ottobre 2012 al 2 giugno 2013, costituirà la prima uscita in assoluto dai Musei Statali della Cina e del Tibet, di un corpo di oltre 300 preziosi reperti databili dal XIV secolo ai tempi nostri. La città di Treviso quindi ha l’onore di mostrare in anteprima assoluta ed esclusiva - grazie ai proficui ed intensi rapporti intessuti dal curatore con il Governo Cinese dal 1976 ad oggi - oltre 300 preziosi reperti tra oggetti sacri, monili, strumenti musicali, dipinti, documenti che raccontano l’arte, la storia, la religione del “Popolo delle Nevi”, databili dal XIV secolo ai giorni nostri. I reperti, custoditi in 26 casse per un peso complessivo di 5 tonnellate, hanno volato da Pechino per 12 mila chilometri. Dopo oltre due anni di sopralluoghi nelle città tibetane di Lhasa, Shigatze e Gyantze, e nel Museo delle Nazionalità di Pechino, oltre che nelle collezioni imperiali custodite nella Città Proibita, Adriano Màdaro, curatore della mostra - che ha già in passato organizzato e curato, sempre a Treviso, le quattro mostre della serie LA VIA DELLA SETA, dedicate alla storia del Celeste Impero-coadiuvato da una commissione scientifica costituita dai maggiori tibetologi cinesi, ha scelto tutti i reperti secondo un itinerario espositivo che illustrerà le varie peculiarità storiche, religiose, artistiche ed etniche del Tibet e del suo popolo. Cinque i grandi temi che animano la rassegna, sviluppati secondo un racconto continuo e correlato, che guideranno il visitatore alla scoperta di un popolo e di una civiltà antica e così lontana da noi: si inizia dalla situazione storica nella quale si è venuto a trovare l’altopiano tibetano attraverso i secoli fin dai tempi nei quali Gengis Khan lo incluse nel grande Impero mongolo-cinese del XIII secolo. Tra i reperti qui esposti, oltre a documenti storici di varie epoche, risultano di particolare interesse i doni che i vari Dalai Lama presentarono alla Corte imperiale di Pechino e le antiche statue del Buddismo tantrico al quale si erano convertiti gli imperatori Ming e Qing. Un ampio tema è inoltre dedicato al grande numero di divinità buddiste tibetane e alla produzione di statue e dipinti religiosi a loro dedicati, così da poter spiegare ai visitatori le particolari specificità del Buddismo tantrico della setta dei Berretti Gialli, alla quale appartengono i Dalai Lama fin dall’inizio dell’istituzione della loro carica. Accanto all’incredibile statuaria, che raggiunge punti artistici di notevole valore, saranno esposti anche gli oggetti di culto tuttora usati nei monasteri e nei templi durante le cerimonie rituali. Tra questi, gli strumenti musicali ricavati da ossa umane, come è nella particolare tradizione del Tantrismo. Si tratterà di una autentica sorpresa per il pubblico occidentale poiché il Buddismo tibetano eccelle per l’uso di oggetti realizzati con ossa umane, compresa la tazza sacra costituita da una calotta cranica rivestita d’oro. Sezione di rilevante interesse artistico è quindi riservata alle “Tangke”, i famosi dipinti sacri che oltre a rappresentare le storie del principe Siddharta (il Budda storico) celebrano la ritualità nei monasteri e nei templi con la raffigurazione dei Dalai Lama e dei monaci nelle loro attività religiose. Come noto le “Tangke” vengono esposte nei templi solo in particolari occasioni di feste e di riti, quindi la loro visione è particolarmente rara, ed eccezionale per un paese estero. Per completare l’ampia parte religiosa della Mostra è allestito anche uno spazio nel quale sono esibite le famose maschere divinatorie indossate dai monaci nelle danze rituali che rappresentano una caratteristica unica dell’altopiano tibetano, insieme agli strumenti musicali indispensabili nelle cerimonie sacre. Si racconta inoltre la vita del popolo, i suoi costumi, le sue tradizioni folkloristiche con abiti, ornamenti, gioielli e oggetti di uso quotidiano. Verrà in questo modo spiegata la vita dei pastori che da secoli è rimasta immutata e testimonia la forte spiritualità di quello che è definito “Il Popolo delle Nevi”.

Fonte: Beni Culturali





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