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Norma e Capriccio - Spagnoli in Italia agli esordi della Maniera Moderna

Firenze (FI) - 5 mar 2013 / 26 mag 2013

Galleria degli Uffizi

“cos pure dichiaro che nessuna nazione e nessun popolo (ad eccezione di uno o due spagnoli) pu assimilare perfettamente n imitare la maniera di dipingere italiana (che quella della Grecia antica), senza essere subito riconosciuto facilmente per straniero, per quanto si sforzi e lavori”. Queste le parole di Michelangelo Buonarroti raccolte nei Dialoghi romani di Francisco de Hollanda (Lisbona, 1548), che sono state d’ispirazione al primo evento espositivo dedicato all’attivit degli artisti spagnoli approdati in Italia fra l’inizio del Cinquecento e gli anni venti del secolo, partecipi del fervido clima culturale animato a Firenze, a Roma e a Napoli. Nel numero di queste personalit, spinte al viaggio da un vorace desiderio di confronto con i testi fondamentali dell’arte moderna, si contano figure come quelle di Alonso Berruguete, di Pedro Machuca, di Pedro Fernndez (meglio noto come lo “Pseudo-Bramantino”), di Bartolom Ordez e Diego de Sile, provenienti da diverse localit della penisola iberica - Palencia, Toledo, Murcia e Burgos- e capaci di imporsi come protagonisti del ‘manierismo’ europeo. Sono le fonti storico-artistiche italiane a riconoscer loro una posizione preminente sulla scena internazionale del Cinquecento. Giorgio Vasari, ad esempio, nelle Vite de’ pi eccellenti pittori, scultori ed architettori ricorda il Berruguete accanto a Rosso e Pontormo nello studio delle opere di Michelangelo e Leonardo; ma anche Pietro Summonte, celebre letterato campano, cita i lavori di Ordez e De Sile in una lettera del 1524 sui pi importanti monumenti di Napoli. La mostra si articola pertanto in quattro sezioni che, nel rispetto di una scansione geografica, intendono accostare prestigiosi capolavori creati da simili artisti a straordinarie testimonianze della produzione italiana fra Quattro e Cinquecento. In quella d’apertura, dedicata a Firenze, si ricostruir l’attivit italiana di Alonso Berruguete, studiata da Roberto Longhi e Federico Zeri: si avr cos l’inedita possibilit di confrontare direttamente le opere riferite all’artista - oggi per lo pi conservate agli Uffizi e in altri importanti musei italiani e stranieri (la Collezione Loeser in Palazzo Vecchio e la Galleria Borghese a Roma) - valutandone allo stesso tempo la modernit nell’accostamento a risultati significativi di pittori e scultori a lui contemporanei, fra cui Andrea del Sarto, Rosso, Pontormo, Baccio Bandinelli e Jacopo Sansovino. Si potr giudicare il peso che la tradizione cittadina ebbe sull’arte di Alonso anche grazie ad autografi di Donatello, Leonardo, Michelangelo, Filippino Lippi e Piero di Cosimo, tutti presenti in mostra. Nella seconda sezione, attorno alle tavole di Pedro Machuca, si rifletter invece sul contributo di questo pittore alla bottega di Raffaello a Roma fra gli anni dieci e venti, verificando l’influenza che la lezione del Sanzio ebbe sull’Italia del Sud attraverso i dipinti di Pedro Fernndez, attivo nella penisola fra Milano, il Lazio e la Campania. La terza sezione proporr al pubblico alcune eccezionali sculture eseguite da Bartolom Ordez e Diego de Sile durante la loro residenza partenopea nel secondo decennio del secolo, vertici assoluti della statuaria ‘manierista’: di esse si illustreranno i riflessi sulla cultura campana, grazie alle opere di Girolamo Santacroce e di Domenico Napolitano. Nell’ultima sezione della mostra si presenteranno invece creazioni realizzate da questi stessi artisti iberici al loro rientro in patria, fra Valladolid, Granada e Toledo, cos da permettere ai visitatori di valutare l’eredit della lezione italiana sul loro stile e sul loro linguaggio figurativo.





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