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Il cammino di Pietro

Roma (RM) - 7 feb 2013 / 1 mag 2013

Castel Sant’Angelo

Un cammino per crescere nella fede, ma anche una provocazione a dover percepire l’esigenza di credere come risposta alla domanda di senso che la vita pone». È questo l’intento della mostra Il cammino di Pietro, incastonata in quell’Anno della fede (2012-2013), indetto da Benedetto XVI, apertosi in coincidenza di due importanti anniversari: il cinquantesimo dall’apertura (11 ottobre 1962) del Concilio Vaticano II e ventesimo (1992) dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Una mostra, presentata ieri mattina in sala stampa vaticana dall’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione, realizzata in coproduzione con il Comitato di San Floriano e curata da don Alessio Geretti, artefice delle straordinarie rassegne che ogni anno, dai primi Duemila, portano nel borgo tolmezzino di Illegio migliaia di visitatori. Allestito a Castel Sant’Angelo, uno dei monumenti più altamente simbolici di Roma, il percorso d’arte – circa quaranta opere – sarà inaugurato domani dal segretario di Stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, e il pubblico potrà visitarlo – al quarto livello, nelle sale che si affacciano alla destra e alla sinistra del Cortile dell’Angelo – fino al primo maggio. «È possibile che tra i suoi visitatori ci sia anche il Papa», ha fatto sapere monsignor Fisichella, anche se ancora non c’è una data certa. «Davanti all’opera d’arte – ha quindi spiegato il prelato a capo del dicastero promotore di molteplici iniziative nell’ambito dello speciale anno indetto dal Pontefice –, credenti e non credenti hanno reazioni diverse, ma la bellezza che viene espressa chiama gli uni e gli altri all’ascolto di un messaggio che può essere recepito nel silenzio della contemplazione. Qui ognuno è rimandato a se stesso nella responsabilità di dare risposta alle domande del cuore e della mente». A questo scopo la mostra (catalogo Skira) risulta allestita quasi come «una rappresentazione drammatica di che cosa sia la fede», attraverso «la vicenda dell’uomo e del testimone più decisivo al mondo per i cristiani», Pietro. «Gli attori – ha spiegato don Alessio Geretti – sono le opere, che interpretano i diversi momenti della fede». I quaranta dipinti e sculture, da Oriente a Occidente, percorrono la storia della cristianità dal IV al XX secolo. Figurano capolavori di artisti come Lorenzo Veneziano, Vitale da Bologna, Marco Basaiti, Garofalo, Jan Brueghel, Giorgio Vasari, Guercino, Guido Reni e Eugène Burnand, che si intrecceranno con proiezioni cinematografiche, apparizioni suggestive e momenti musicali, a completamento del racconto in un gioco di sinestesie. Non mancano nell’allestimento inediti – come un’opera di Luca Giordano –, mentre la mostra tutta sarà l’occasione per ammirare opere per la prima volta spostate dalla loro abituale collocazione museale. Alla grande rappresentazione hanno contribuito infatti diversi Paesi europei come Francia, Germania, Spagna, Russia, Svizzera, Belgio e naturalmente l’Italia. Guidati da Pietro fin dalla porta d’ingresso, i visitatori varcano la soglia di Castel Sant’Angelo, l’antica Mole Adriana, che sorge sulla via che conduce al circo di Gaio Caligola, dove Pietro fu crocifisso davanti all’obelisco che oggi guarda la facciata della basilica vaticana, sorta appunto sulla tomba dell’apostolo. Le sorprese iniziano già dalla rampa elicoidale che introduce all’appartamento papale. Poi, il percorso delle opere è una crescente scoperta, teologica e artistica insieme.

Fonte: Beni Culturali





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