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Roma (RM) - 26 mar 2010 / 3 ott 2010
Il Colosseo accoglie per la prima volta, accanto a reperti antichi, una raccolta di oggetti moderni. Non si tratta, dunque, di una mostra intesa nel senso tradizionale del termine, esposizione di opere d'arte, o prodotti della vita quotidiana afferenti uno specifico tema, o periodo storico. Si tratta, piuttosto, di un'esposizione, volutamente didattica, realizzata sul filone dell'archeologia sperimentale sul tema, molto complesso, della gladiatura e, in particolare, della gladiatura a Roma. Le armi e gli accessori esposti, eseguiti da esperti artigiani, sono il prodotto di uno studio molto approfondito, tuttora in corso, delle testimonianze pervenute dal passato: descrizioni nelle opere degli autori antichi, raffigurazioni su affreschi, rilievi, mosaici, graffiti, oggetti di uso quotidiano quali statuette, lucerne, vasi, reperti autentici, primi tra tutti le armi rinvenute a Pompei, qui esposte in piccole vetrine. Ed è proprio dal contrasto tra il nuovo che riproduce l'antico e l'antico che l'esposizione trae il suo senso, mostrando quanto del passato sia, ormai, irrimediabilmente perduto: i colori, la lucentezza, che svolgevano un ruolo fondamentale negli spettacoli dell'Anfiteatro. Gli spettatori, man mano che i posti loro assegnati si allontanavano dall'arena, non percepivano le singole figure, ma gruppi di combattenti colorati e luccicanti sotto i raggi del sole, composti anche da 80 gladiatori. Le armi nuove, di attacco e difesa, sono state indossate, per comprendere quanti e quali movimenti potesse compiere chi le portava: attraverso vari tentativi e modifiche si è spesso riusciti ad attribuire a un tipo di gladiatore, piuttosto che a un altro, una determinata arma. Un procedimento di archeologia sperimentale che sta contribuendo a individuare figure di gladiatori finora avvolte nel dubbio.
Fonte: Beni Culturali
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