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IL METAFORMISMO -L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore” — 28^ edizione

Sirmione (BS) - 1 giu 2013 / 31 lug 2013

L’autore — Giulia Sillato, storico dell’arte di scuola longhiana, è l’ideatore del ciclo itinerante delle Antiche Dimore e il teorico del Metaformismo: esperta di Astrattismo, vi si è a lungo soffermata sino a ridefinirne un possibile profilo futuro come Metaformismo. Attenta selettrice dei linguaggi contemporanei, viene attratta da tutto ciò che gli artisti dicono di nuovo senza contraddire sostanzialmente l’atto pittorico, elevato ad espressione creativa ancora molto valida e significativa. Nel Metaformismo, tuttavia, per sua stessa natura semantica convergono non solo tutti quegli aspetti della pittura astratta che, aggiornati alle odierne tecnologie, ne danno una proiezione diversa, “metaformale” appunto, ma anche gli eventuali allontanamenti dal mezzo pittorico, sostituito in molti casi da altri strumenti operativi ed espressivi. Il Metaformismo — Il Metaformismo nasce dall’esperienza di numerose Rassegne (unificate nel ciclo tuttora itinerante L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore) che dal 1997 vengono realizzate in siti museali di prestigio: queste hanno consentito all’autore di confrontare tra loro i modelli artistici di due ere contrapposte: l’architettura ospitante e le sue decorazioni, che fa parte del passato, e gli odierni prodotti della creatività, che fanno parte del presente. Ravvicinando visivamente entrambi i livelli storici, anticomoderno, si è evidenziato una sorta di flusso continuo che trapassa da un piano all’altro, innestando nel contemporaneo energie trasmutative, che continuano a rompere la tradizionale unità e a ricomporne i pezzi sotto altre fattezze, rispettandone però il principio originario: la FORMA, intesa ora come mezzo e non più come fine. L’indagine, infatti, condotta sulle infinite possibili espressioni, ha portato a concludere che la contemporaneità si esprime nella pluralità dei processi trasformativi che agiscono sulle componenti formali prima dissacrandole e poi ricostituendole secondo criteri assolutamente arbitrari, da cui Metaformismo. In proposito si legga il pensiero conclusivo dell’introduzione che apre il catalogo Mazzotta: “Il Metaformismo è una lettura attenta di tutte le forme presenti nell’opera artistica: tratti, punti, colori, masse cromatiche, presenza di elementi estranei alla pittura stessa, tutto ciò insomma che attiene alla forma, persino, estremizzando, alla forma stessa del quadro, in caso di espressione minimalista. Ma dalla forma si può addivenire alla materia e dalla materia si può addivenire al mezzo, e con ciò la scrivente sostiene che dalla pittura si può addivenire ad altro e che questo complesso processo trans-mutativo, quello vissuto dall’arte nella seconda metà del secolo. I maestri — in mostra le opere di trentaquattro artisti, di fama nazionale, molti dei quali presenti alla 54a Biennale di Venezia, prescelti per dimostrare che “l’odierna pittura italiana ha abbandonato del tutto, o quasi, i vecchi colori e le vecchie tele, rinnovandoli con l’urgenza e l’imprevisto della contemporaneità, manifestati in materiali non consueti nella pratica dell’arte, ma a questa interattivi, creando così loci visivi inediti ed enigmatici”. In ordine alfabetico, sono: Manlio Allegri, Dino Aresca, Gennaro Barci, Pietra Barrasso, Pietro Bellani, Emilio Belotti, Natalia Berselli, Alessandra Bisi, Martino Brivio, Adriana Collovati, Enzo Devastato, Enzo Fabbiano, Emanuela Franchin, Massimo Fumanti, Bruna Lanza, Luvit, Dino Maccini, Pierdomenico Magri, Eugenio Marchesi, Claudio Massimi, Carmine Mastronicola, Aldo Meineri, Osvalda Pucci, Angelo Racheli, Gianluca Ranieri, Carla Rigato, Maurizio Rinaudo, Liana Rover, Mario Salvo, Paola Serra, Rosa Spina, Fedora Spinelli, Francesco Terelle, Marco Tulipani. Il catalogo — Malcesine sul Garda: dall’Egitto ellenistico alla Mitteleuropa Il volume Mazzotta esprime bene, nella sua strutturazione, questa singolare bifaccialità — antico/moderno — di un evento che non è solo espositivo, ma anche editoriale. La prima sezione, dopo un breve prologo relativo al concetto di Metaformismo, tratta di alcuni aspetti della cultura millenaria di un borgo felice: Malcesine sul Garda, che ospita questa ventottesima rassegna negli spazi del Castello Scaligero e del Palazzo dei Capitani del Lago. L’autore è stato attratto dall’ipotesi, sempre più ricorrente nel mondo della ricerca archeologica, dell’esistenza, sull’altura dell’attuale pieve di Santo Stefano, di un tempio dedicato alla dea egizia Iside e accogliente un culto religioso eterodosso portatovi dai romani in età ellenistica: raccolti gli elementi utili, ne ha tentato una ricostruzione grafica in 3D che stimola visivamente un dibattito. Malcesine entra nella Mitteleuropa sin dall’approdo alle sue sponde dell’inimitabile Johann Wolfgang Goethe e quindi da un’atmosfera egittizzante si entrerà nel cuore della storia europea tra Sette e Ottocento, quando lumi della letteratura di tutti i tempi elessero la città a propria musa ispirativa … Ma il XVIII e il XIX sono anche anche i secoli delle più importanti scoperte archeologiche in Egitto e di una crescente attenzione proprio da parte del mondo tedesco verso la civiltà egiziana e pertanto dalle passioni che essa scatena sul finire del secondo millennio si passa velocemente a un’indagine sulla modernità poetica e letteraria vissuta e agita, qui a Malcesine, da menti illustri. L’ultimo decennio dell’Ottocento è anche il prodromo dell’Espressionismo tedesco, alcuni dei cui proseliti sono giunti a soggiornare su queste dolci rive dell’alto lago di Garda. Dov’è il legame tra tutto questo e le opere d’arte contemporanea, di cui si offre un significativo saggio nella seconda sezione del volume. È semplice: per restare nel tema, gli espressionisti deformarono, dissacrarono, distorsero in nome di una nuova spiritualità, in ciò spinti, proprio come tutte le Avanguardie del Novecento, dalle testimonianze visive delle civiltà primordiali al di qua del Rinascimento… Ed è ciò che fanno anche molti artisti di oggi, pervenuti nella loro ricerca, mai interrotta, a sostituire al principio della FORMA quello della TECNICA.

Fonte: Beni Culturali





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