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ADRIAN PACI. Vite in transito

Milano (MI) - 5 ott 2013 / 6 gen 2014

PAC Padiglione d'Arte Contemporanea

Il PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano presenta ADRIAN PACI. Vite in transito, una grande retrospettiva dedicata all'artista albanese che, sin dal 1997, ha scelto Milano come sua cittÓ d'adozione.Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, PAC e CIVITA, la mostra inaugura in occasione della 9a Giornata del Contemporaneo indetta per sabato 5 ottobre 2013 da AMACI Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiana, di cui il Padiglione milanese Ŕ socio fondatore: come da tradizione il PAC aprirÓ gratuitamente al pubblico dalle 18.00 alle 24.00.A cura di Paola Nicolin e Alessandro Rabottini, la mostra al PAC presenta un'ampia selezione di opere realizzate a partire dalla metÓ degli anni Novanta fino alla produzione pi¨ recente, la nuova opera The Column (2013), in un percorso che esprime la varietÓ di linguaggi che Adrian Paci utilizza nel suo lavoro, spaziando dal disegno alla fotografia, dalla pittura al video fino alla scultura. Sin dalla metÓ degli anni Novanta il lavoro di Adrian Paci (1969, Scutari, Albania) ha attirato l'attenzione della critica internazionale per la capacitÓ di coniugare narrazione, rigore formale e riflessione sociale, offrendo una visione insieme poetica e problematica delle trasformazioni politiche e umane cui sono andati incontro i paesi dell'ex blocco sovietico dopo la caduta del Muro di Berlino. Agli esordi della sua carriera, Paci ha prodotto un corpus di lavori influenzato dal clima culturale di quegli anni e all'interno del quale il tema dell'immigrazione si unisce alla riflessione sul ruolo delle immagini nel racconto delle nostre esistenze. A partire da questo nucleo tematico - in cui autobiografia e cultura si sovrappongono - l'artista ha poi negli anni ampliato i confini reali e metaforici del proprio lavoro, giungendo a un'esplorazione di carattere universale sui temi della perdita, del movimento delle persone nello spazio e nel tempo, della ricerca di un altrove umano e geografico. In questo contesto tematico si inserisce la nuova opera filmica The Column, esposta per la prima volta in un' istituzione italiana e prodotta con il contributo di importanti istituzioni quali lo Jeu de Paume di Parigi, il PAC di Milano, il R÷da Sten Konsthall di G÷teborg e il Trondheim Kunstmuseum di Trondheim insieme ad altri sostenitori. Il film Ŕ un racconto visionario che descrive l'estrazione di un blocco di marmo da una cava cinese e la sua successiva lavorazione nella forma di una colonna in stile classico. Questa lavorazione avviene in mare, per mano di operai che formano un tutt'uno con la scultura, con la quale viaggiano all'interno di una nave-officina la cui destinazione Ŕ incerta. The Column Ŕ una potente metafora che unisce l'estrema attualitÓ di temi come la de-localizzazione del lavoro, la trasformazione delle tradizioni e il confronto tra le culture, ad un linguaggio visivo di enigmatica bellezza. Accanto al film, al PAC sarÓ esposta la colonna di marmo di cinque metri come elemento scultoreo e insieme elemento narrativo. Il titolo della mostra Vite in transito chiarisce la centralitÓ di alcuni temi all'interno della produzione artistica di Paci: la figura umana occupa un ruolo primario nel suo lavoro- sia esso pittorico, fotografico o cinematografico - e diventa nucleo originario di narrazione, immaginazione e speranza, insieme con il motivo del movimento costante, sia esso quello dei popoli attraverso le frontiere geo-politiche o quello della memoria personale, tra la dimensione del vissuto e quella della cultura e della storia. In questo universo di significati si collocano le storie e i personaggi protagonisti delle opere video esposte: dai disoccupati silenziosi di Turn On (2004) agli uomini in marcia verso un aereo pronto a decollare in Centro di Permanenza Temporanea (2007), dai volti estatici dei fedeli raccolti di fronte all'icona sacra di PilgrIMAGES (2005) ai lamenti della prefica che celebra il passaggio dalla morte alla vita in Vajtojca (2002) fino all'artista stesso che entra in contatto con il pubblico stringendo ad una ad una le mani dei presenti in Encouneter (2011).In molti casi il racconto dell'esperienza quotidiana Ŕ definito dal ricorso a immagini e atmosfere che fanno riferimento alla tradizione pittorica e alle cinematografie di autori come Pier Paolo Pasolini, del quale troviamo echi nell'opera Electric Blue ( 2010), ma anche Antonioni e Bela Tarr.La libertÓ espressiva che contraddistingue il lavoro di Adrian Paci rende possibile anche una continua osmosi tra media e linguaggi differenti: se i video e i film possiedono spesso la sintesi visiva propria della pittura, quest'ultima assume l'andamento narrativo proprio del cinema, attraverso il frequente ricorso al formato del fotogramma e alla struttura in serie. Al PAC saranno esposti gli acquerelli di The Wedding, l'affresco su mattoni di Fašade, la serie di disegni su carta Passages e le gouaches montate su tela della serie Secondo Pasolini (Decameron) 2007, omaggio alle affinitÓ tra i film del regista italiano e la pittura. Nei suoi dipinti Paci cerca di rispondere alle immagini che giÓ esistono all'interno di una dimensione filmica fissando in qualche modo il flusso continuo del video.La mostra Ŕ arricchita da un contributo di Giovanni De Lazzari (Lecco, 1977), artista formatosi con Adrian Paci durante gli anni del suo insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Bergamo. De Lazzari ha concepito un intervento artistico di natura installativa - visibile al primo piano del PAC - realizzato attraverso la selezione e inclusione di materiali, per lo pi¨ inediti, provenienti da una collezione privata di Milano. Essi raccontano gli esordi della carriera di Paci e approfondiscono la dimensione delle fonti e il loro montaggio all'interno del discorso espositivo.

Fonte: Beni Culturali





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