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AMORE E PSICHE. La favola dell'anima

Mantova (MN) - 13 lug 2013 / 10 nov 2013

Palazzo Te e Museo di Palazzo San Sebastiano

Una mostra per ritrovare il percorso dell'anima attraverso miti, simboli e arte.Dai capolavori archeologici della Magna Grecia all'arte romana, da Tintoretto ad Auguste Rodin a Salvador DalìNell'ambito della valorizzazione di Palazzo Te di Mantova, la Fondazione DNArt ha studiato un progetto che, attraverso un'esposizione, si pone l'obiettivo di ripercorrere il tema dell'Anima ricercandone le tracce simboliche e archetipiche nell'arte.Le opere archeologiche e artistiche dislocate negli spazi della residenza gonzaghesca accompagneranno il visitatore alla riscoperta dell'antichissimo mito di Amore e Psiche, ripreso da Apuleio nel II secolo d.C., che narra le vicende di Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, che diventa sposa di Amore senza mai poterne vedere il viso. Una notte, istigata dalle invidiose sorelle, riesce a scoprirne il volto ma viene immediatamente abbandonata dal dio. Psiche dovrà quindi affrontare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l'immortalità e potrà ricongiungersi al suo sposo.Il progetto acquista un ulteriore valore simbolico, in quanto proprio a Palazzo Te si trova la sala di Amore e Psiche, affrescata da Giulio Romano per Federico II Gonzaga tra il 1526 e il 1528.Con Amore e Psiche. La favola dell'anima si realizza una felice sinergia tra pubblico e privato. In un momento di grave crisi economica del Paese, che sta limitando la proposta culturale degli enti pubblici, una realtà privata come la Fondazione DNArt si assume tutti i costi di questa operazione, per garantire ai visitatori un'offerta di alta qualità storico-artistica. L'iniziativa - curata da Elena Fontanella, organizzata dalla Fondazione DNArt, promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e alla Promozione Turistica del Comune di Mantova, con il patrocino di Regione Lombardia - Culture, Identità e Autonomie - in programma a Palazzo Te e al Museo di Palazzo San Sebastiano di Mantova, dal 13 luglio al 10 novembre 2013, presenta reperti archeologici della Magna Grecia e dell'età imperiale romana, provenienti dai Musei Capitolini di Roma, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e da altre importanti istituzioni pubbliche. A essi vengono accostate opere d'arte classiche di maestri quali Tintoretto, Auguste Rodin, Salvador Dalì, Tamara de Lempicka e altri."Mantova si prepara a vivere la favola di Amore e Psiche - dichiara Nicola Sodano, sindaco di Mantova -. Una mostra che propone un percorso artistico unico e originale, accostando opere d'arte che appartengono a periodi differenti, dal classico al contemporaneo, ma legate tra loro dalle due figure mitologiche. E i capolavori non potevano trovare collocazione migliore che a Palazzo Te, la villa gonzaghesca realizzata da Giulio Romano al cui interno si trovano meravigliose sale affrescate come quella, appunto, di Amore e Psiche"."La mostra - continua Nicola Sodano - porterà avanti quel dialogo tra passato e presente sul quale sta investendo la nostra Amministrazione comunale. Basti pensare che, sempre a Palazzo Te, nella sala dei Giganti, è allestita l'opera contemporanea di Fabrizio Plessi. Arte, stili, epoche e mondi differenti che si incrociano e dialogano tra di loro. Un modo, questo, anche per far riflettere e discutere sulla sensibilità e l'ingegno umano nei secoli, valorizzando nello stesso tempo contenente e contenuto. Una mostra di grande qualità e bellezza, dunque, che non comporterà spese per le casse comunali, cosa da non sottovalutare in questo periodo di crisi e di tagli ai finanziamenti culturali"."Non esiste spazio espositivo - afferma Marco Tonelli, Assessore alle Politiche Culturali e alla Promozione Turistica del Comune di Mantova - più adatto per accogliere una mostra dedicata al tema di Amore e Psiche che la Sala di Amore e Psiche a Palazzo Te. È qui dentro che il mito di Apuleio si dispiega in tutte le sue strabilianti forme e narrazioni, dando vita a un ciclo di affreschi unici al mondo. Per amplificare questa vertigine, un artista contemporaneo, Alfredo Pirri, ha addirittura rivestito appositamente il pavimento della Sala con specchi che ha poi con cura e attenzione infranto. Come accade nella Sala dei Giganti, che recentemente ha già visto nascere al suo interno l'opera di un altro artista di oggi quale Fabrizio Plessi, l'arte contemporanea e quella antica si fondono a Palazzo Te per scoprire inattese e stupefacenti armonie".Amore e Psiche. La favola dell'anima si basa sull'interpretazione del mito in chiave neoplatonica che venne data nell'Umanesimo, per la quale l'errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza. "La vita attuale - sostiene la curatrice della mostra Elena Fontanella - nega spesso all'uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dall'esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori, fatte di vuoti e silenzi, che la vita ci mette davanti. Grazie all'aiuto di una delle favole più belle sull'amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell'anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia".La mostra segue le diverse fasi del racconto di Apuleio - dalla passione alla serenità raggiunta attraverso la speranza. Il racconto prende le mosse dalla rivalità nel nome della bellezza. Psiche, nuova Afrodite terrestre, crea inconsapevolmente un sovvertimento dell'ordine cosmico che mette in grave rischio l'armonia stessa delle antiche regole del mondo degli dei. Dall'altro canto, Afrodite - dea della bellezza e dell'amore, che presiede alla fertilità del cosmo su cui agisce la potenza creatrice di Eros - è indignata per l'umana superbia di una mortale che vuole competere con il suo fascino. Si prosegue quindi con il tema delle nozze ferali di Psiche, prologo del dramma che sta per consumarsi. Una profezia vede infatti Psiche unita in matrimonio con un mostro, proprio per questo motivo, Eros ordina a Zefiro di rapirla per condurla nel suo palazzo dove, con l'ausilio della notte e del buio, potrà incontrare la sua amata. Psiche, felice nella sua nuova casa, subisce tuttavia l'invidia delle sorelle - simbolo della coscienza femminile, ovvero della voce interiore che determina l'evoluzione necessaria per attuare il superamento del semplice amore passionale - che le suggeriscono di uccidere l'amato.Psiche, in quello che rappresenta il più antico modello di atto sacrificale, attende che Eros si sia assopito per sollevare su di lui la lucerna e vederne l'aspetto animalesco: una goccia di olio bollente colpisce però il suo corpo disteso, facendolo sobbalzare e fuggire. Mentre Psiche, con l'illuminazione, determina la conoscenza del proprio amore, Eros si trova a essere sopraffatto dall'amore totalizzante della donna, che impone non l'oscurità dell'inconscio ma la luminosità della coscienza e della consapevolezza, creando un percorso che inevitabilmente conduce anche al dolore e alla separazione.Privata dell'amante, Psiche cade nella più cupa disperazione e si consegna ad Afrodite, sperando di poterne placare l'ira. La dea decide di sottoporla a una serie di quattro prove, l'ultima delle quali prevede di scendere agli inferi per chiedere a Persefone l'elisir della giovinezza perenne. Sarà una torre, simbolo del sapere umano, ad aiutarla in questa impresa, sulla strada del ritorno tuttavia la curiosità vince nuovamente la fanciulla che, inalando il fluido, cade in un sonno profondo simile alla morte. Solo Eros, che non si era mai rassegnato a vivere senza Psiche, riuscirà a risvegliare l'amata con le sue frecce amorose, assicurando al racconto il lieto fine e il tenero abbraccio.Il mito porta così alla luce uno snodo epocale nello sviluppo della religiosità antica e della concezione dell'anima: la capacità di amare è una scintilla divina, e la trasformazione dell'anima attraverso l'amore è un mistero che avvicina a Dio.

Fonte: Beni Culturali





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