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Taverna è un comune situato ai piedi della Sila Piccola. La leggenda narra che Taverna, anticamente chiamata Trischene, fu fondata ai tempi della dominazione greca in Calabria, quando Astiochema, Medicastena e Attila, le tre sorelle di Priamo, sopravvissute alla distruzione di Troia, approdarono a Uria (attualmente frazione del comune di Sellia Marina) e vi edificarono la città.
Trischene etimologicamente vuol dire tre luoghi o tre tabernacoli (Treis Schenè), ma altre interpretazioni la indicano anche come tre generazioni di uomini. Le origini greche sono comprovate dal ritrovamento di scheletri e di monete antiche, coniate con un' effigie rappresentante, sul dritto, i tre tabernacoli e, sul rovescio, il Minotauro. Trischene, nei secoli VIII-VII a.C., fu sotto la dominazione della città di Crotone e, successivamente con l'espansione romana, si pose sotto la protezione di Roma per sfuggire alle armate dei Bruzi e dei Cartaginesi, all'epoca alleati.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Trischene cade sotto la dominazione bizantina e ne troviamo testimonianza in un documento storico del XII secolo, rinvenuto nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli. Il manoscritto in questione è il Chronica Trium Tabernarum scritto da Ruggero Carbonello, diacono canonico della Chiesa di Catanzaro. Il documento fu pubblicato, per la prima volta nel 1642, da Ferdinando Ughelli nell'opera Italia Sacra, il quale lo indicava come un falso storico per le sue inesattezze, per i riferimenti confusi ed, infine, per la mancanza del senso cronologico degli eventi.
La cronaca narra che Trischene fu assediata e distrutta dai saraceni nell'852, così come la maggior parte delle città di entrambi i versanti calabresi. Il Principato di Benevento approfittò della situazione conquistando con facilità parte della Calabria e della Lucania. Nell'885 l'imperatore bizantino Basilio I ordinò all'armata guidata da Niceforo Foca il vecchio di riconquistare i temi bizantini. In questo periodo storico ritroviamo, nella descrizione del Carbonello, la figura del condottiero Giordano che ebbe il compito, secondo la cronaca citata, di ricostruire nell'entroterra della regione le città distrutte, così da poterle fortificare e renderle molto più sicure. Nasce così Taberna o Taverna Vecchia, fondata dagli esuli di Trischene, situata sul Monte Panormite tra gli attuali comuni di Albi e Sellia, dove Giordano acconsentì alla richiesta di costruire una nuova diocesi. C'è, però, un'altra versione, dello storico Ferrante Galas, che fa risalire la fondazione di Taberna al tempo dell'imperatore Niceforo II Foca.
Con l'avvento dei Normanni, nella seconda metà del XI secolo, Taberna fu conquistata dalle armate di Roberto il Guiscardo che la diede al nipote Baiolardo, il quale valorizzò la città con la costruzione di un imponente sistema difensivo, supportato anche dagli impervi pendii che circondano la zona. In questo periodo, presumibilmente nel 1064 circa, cominciò anche la costruzione del castello situato alle pendici della Sila Piccola, denominato Torrazzo, e del castello di Sellia, che veniva utilizzato allo scopo di sentinella per eventuali invasioni dal mare. Dopo la rivolta feudale dei nobili catanzaresi e il successivo tradimento di Matteo Bonello al re Guglielmo I il Malo, Taberna ospitò nella sua fortezza la contessa Clemenza di Catanzaro e sua madre Segelgarda. Guglielmo I, quindi, nel 1162, pose sotto assedio la città di Taberna, che inizialmente resse l'attacco, tanto da spingere il re a spostare la sua attenzione alla rivolta pugliese. Sedati tutti i focolai di guerra nella Puglia, le armate che rientrarono sottoposero ad un secondo assedio Taberna che, avendo sopravvalutato le sue capacità difensive, fu espugnata e rasa completamente al suolo. La contessa Clemenza fu arrestata e la rivolta fu spenta nel sangue.
Taberna, dopo la sua distruzione, fu completamente abbandonata dalla popolazione ridotta alla miseria sia dalle guerre sia dalla continua lotta tra Angioini e Aragonesi per l'eredità di Giovanna II di Napoli. Gli esuli si stabilirono attorno ai casali di Bompignano (oggi quartiere Santa Maria) fondando l'attuale cittadina di Taverna, situata tra i torrenti Alli e Litrello, ai piedi della Sila Piccola. Nel febbraio del 1443, Alfonso d'Aragona concesse alla cittadina la demanialità, che restò in vigore fino al 1630, fino a quando Filippo IV decise di vendere Taverna al Principe Ettore Raveschieri, il quale la rese libera, subito dopo aver ricevuto il pagamento del riscatto.

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