Le Castella

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Passano gli anni ed ecco che Le Castella si trova nuovamente al centro di aspre contese. Questa volta siamo nel 1459 impazza Antonio Centelles che ha sposato, ricevendo in doti i beni, Enrichetta Ruffo. Centelles, ambizioso e violento, nutre sogni di gloria che non piacciono certamente a re Ferdinando d'Aragona che scende per combattere contro il ribelle. La Calabria Ŕ in fiamme, Crotone e Castella restano per˛ fedeli ai Ruffo-Centelles forse per motivi d'onore. Il Re assedia allora Castellla che viene duramente bombardata e alla fine costretta alla resa. Viene mandato a governare Castella al posto di Pietro de Capdevila, accusato di fellonia, Maso Barrese un terribile uomo che ha l'incarico di ridurre all'obbedienza la Calabria.
Intanto l'avventura di Centelles volge miseramente alla fine, spogliato dei feudi che passano alla Corona, Castella viene venduta al Luogotenente Giovanni Pou che, accusato di tradimento, viene spogliato dei possedimenti e Le Castella questa volta passa a Giovanni Nauclero che nel 1487 riceve l'ordine di punire tutti i "traditori" quanti cioŔ in quegli anni avevano tramato contro gli Aragonesi. Il Nauclero procede con pazienza e fedeltÓ ma ci˛ non gli Ŕ sufficiente per mantenere i suoi beni. Le terre de Le Castella, Cutro e Roccabernarda per la bella somma di novemila ducati vengono vendute nel 1496 al nobile napoletano Andrea Carafa. Le Castella da questo momento orbita ormai intorno alla Contea di Santa Severina.
Si preparano tempi duri per il villaggio che tra la metÓ del '500 e il secolo successivo vede diminuire la sua popolazione, sparire quasi del tutto i commerci, inaridire le sue belle campagne. Causa prima di questa lunga sfavorevole congiuntura la potenza ottomana che dilaga come un mare di fuoco nel Mediterraneo senza incontrare significativi ostacoli. Gli attacchi a Le Castella cominciano, sembra nel 1553 anno in cui la rais Caffat l'assale, brucia le campagne, cattura molti borghigiani. Tre anni dopo, vele turche appaiono ancora all'orizzonte, si avvicinano alla costa e quando si trovano ad adeguata distanza da essa cominciano un violento bombardamento. I borghigiani rispondono al fuoco per tutto un giorno, ma alla fine devono cedere.
Ariadeno Barbarossa, il terrore dei mari, ordina il saccheggio. Molti trovano la morte, altri, tra i quali un macilento ragazzo, Giovan Dionigi Galeni, destinato a diventare il famoso Kiligi Alý alias Uccjalý, vengono fatti schiavi e divisi tra Sultano pirati e ciurma. Le Castella non ha neanche il tempo di rimangiare le sue ferite che nel 1544e nel 1548 il pirata Dragut la saccheggia di nuovo. Gli abitanti non si perdono d'animo, sanno che il nemico ritornerÓ ancora per cui rinforzano il Castello, scavano caverne nelle quali possono accedere attraverso botole ben mimetizzate, costruiscono una torre di guardia apprestano efficace difese anche in vista di un attacco da terra. E' chiaro che tutto questo impoverisce il borgo che spesso chiede un alleggerimento momentaneo dai gravami fiscali che Ŕ obbligato a versare ai vari signori e al vescovo. Drammatiche sono nel frattempo anche le vicende dei suoi feudatari.
Alla morte di Andrea Carafa (1526) la Contea di Santa Severina, che comprende anche la Terra de Le Castella ed altri feudi, passa a Galeotto Carafa, nipote di Andrea che deve affrontare tra l'altro le incursioni di Barbarossa e di Dragut ma anche una congiuntura economica molto sfavorevole che comporterÓ lo smembramento della contea di Santa Severina e la vendita de Le Castella a Ferrante Carafa, conte di Soriano e duca di Nocera dei Pagani. A Ferrano succede nel 1558 il figlio Alfonso che proprio nello stesso anno deve assistere ad un'ennesima incursione turchesca.
Questa volta Ŕ MustafÓ PasciÓ che prende di mira Cutro e dopo aver arrecato notevoli danni anche a Castella, la mette a ferro e fuoco. Durante questa scorreria viene catturata la giovinetta Caterina Ganguzza che si racconta abbia preferito darsi la morte piuttosto che diventare concubina del Sultano. Alfonso deve anche sostenere lunghe liti con il Vescovo della diocesi che vantava dei diritti su alcune terre de Le Castella. E lui poi che avanza l'idea, respinta da tutti i vassalli, di abbattere addirittura Le Castella per impedire che vi si annidassero i Turchi. Sotto Alfonso e il suo successore Francesco Maria il feudo si sfalda con la vendita a Giovanna Ruffo, marchesa di Licodia e poi anche principessa di Scilla, di Castella, Cutro, Roccabernarda e feudi annessi. Alla morte di Giovanna (1650), Le Castella passa al figlio Francesco Maria sotto il cui dominio Castella vede la soppressione, da parte di Papa Innocenzo X, del convento dei frati Minori Riformati nell'ambito di un generale progetto che interessava tutti i Conventi che non avessero un certo numero di religiosi.
La situazione precipita, i creditori dei Ruffo non potendo questi ultimi onorare i loro ingenti debiti chiedono la vendita all'asta dei loro beni. Le terre di Cutro, Le Castella, Roccabernarda ed altre ancora vengono acquistate allora per 150.000 ducati di Pietro Carafa per conto di Francesco Filomarino (1664). I Filomarino sono gli ultimi intestatari del feudo suddetto. La legge eversiva della feudalitÓ, voluta dai conquistatori francesi di Napoleone, avrebbe favorito il passaggio di quello che era stato un grande feudo alla famiglia dei Barracco e dei Berlingieri. Il fatidico anno 1799 vede ancora Le Castella epicentro dello scontro tra francesi e borbonici e punto di approdo delle truppe provenienti dalla Sicilia. Gli anni ruggenti de Le Castella sono per˛ finiti. Da quel momento il borgo, prima aggregato a Crotone e poi divenuto frazione di Isola Capo di Rizzuto, segue le vicende amministrative e politiche prima del risorto Regno di Napoli, poi dello Stato italiano.