Brancaleone

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Il castello ospit˛ per molti anni i Ruffo (1364-1515); successivamente vi fu il dominio degli Ayerbo d'Aragona, conti di Brancaleone (1515 - 1565); nel 1571 abbiamo gli Spatafora di origine greca, mentre nel 1674 il feudo pass˛ per successione ai Carafa che rimasero padroni assoluti fino al 1806, affrontando l'avvento dei Borboni (1734) con Carlo I Borbone; nel 1774 l'intestazione del marchesato viene fatta in nome del legittimo erede dei Carafa, Vincenzo VII marchese di Brancaleone, che sarÓ l'ultimo feudatario.
Sull'origine del nome, i documenti confermano che anticamente Brancaleone si chiamava Sperlinga o Sperlonga (dal latino Spelunca e dal greco SpŔlugx, con il significato di caverna o spelonca), e ancora oggi c'Ŕ una via Sperlongara, una torre di vedetta con questa denominazione e anche, appunto, delle grotte, le grotte di Sperlonga, laure trogloditiche basiliane, all'interno delle quali i monaci scelsero di condurre la loro solitaria esistenza. Ricordiamo che il monachesimo orientale si diffuse soprattutto grazie all'opera di San Basilio, in Armenia, la cui regola rappresent˛ il fondamento della vita monastica in tutto l'Oriente.
A tale proposito Ŕ importante sottolineare che nel territorio di Bruzzano, poco distante da Brancaleone Superiore, vi Ŕ una rupe in arenaria chiamata Rocca Armenia, ai cui piedi sono evidenti due grotte artificiali. In particolare, a Brancaleone Superiore, Ŕ stato possibile analizzare in modo pi¨ approfondito, un interessante e vasto complesso di ambienti rupestri fra loro coerenti, costituente un patrimonio di notevole valore storico e artistico. La maggior parte di queste grotte antropiche si presentano come semplici cavitÓ rocciose, alcune di grandi dimensioni, altre piuttosto anguste, altre ancora costituite da un ingresso ampio e altri pi¨ piccoli all'interno: si tratta di celle monastiche, utilizzate dai religiosi dell'epoca come luoghi di meditazione, ma anche come ambiente essenziale dove si svolgeva la vita quotidiana.