Paestum

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Si spiega così il sorgere di una città in collina che, nel medioevo, tra il IX ed il XIII secolo, ebbe importanza commerciale e strategica specialmente durante il periodo imperiale di Federico II, e che sostituì ed assunse quasi quello che era il ruolo di Paestum nell'antichita. Questa città ebbe il nome di Caput Aquis perchè sovrastava le ricche sorgenti di Capodifiume, già sede di culti nel periodo greco e romano, e oggi ricordata dai locali cittadini col nome "Capaccio Vecchio". In seguito alla partecipazione alla congiura dei baroni contro il grande imperatore, Capaccio fu assediata da Federico II che la espugnò e distrusse nel 1246. Dopo l'abbandono, di Paestum non si parlò più per secoli pur se i suoi templi si ergevano sempre solenni tra la fitta vegetazione e ben visibili dal mare. Un pò di merito per la riscoperta va ascritto a scrittori e poeti del '500 e '600 che, con le loro citazioni su monumenti e caratteristiche del luogo, ne risvegliarono interesse e curiosità. Ma la "riscoperta" vera e propria ha inizio nella prima metà del '700 quando scrittori, poeti ed artisti di molte nazionalità (tra i quali Goethe, Shelley, Canova, Piranesi) cominciarono a frequentare e ad interrogare le vestigia della rinomata città greca - nota conosciuta sotto il nome di "Grand Tour" - diffondendone la fama per tutta l'Europa. L'effetto immediato di questo fenomeno condizionò tutta la cultura europea, infatti è facilmente riscontrabile che tutta l'architettura neoclassica, non solo del vecchio continente ma persino di quello americano, è stata influenzata dallo stile dorico dei templi di Paestum. Il fatto è stato evidenziato recentemente da una mostra che ha viaggiato dall'America all'Italia sotto il significativo nome "La Fortuna di Paestum".