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Per chi risalga la valle metaurense da Fano verso l'interno, Fossombrone appare
quasi d'improvviso, distesa tra piano e collina nel punto in cui la valle si
restringe, chiusa tra i contrafforti delle Cesane e il ripido versante del colle
dei Cappuccini.
A guardarla da lontano Fossombrone appare caratterizzata da un fitto digradare di tetti da cui emergono i campanili delle principali chiese, la facciata di qualche nobile palazzo e l'ampia quinta della Corte Alta dei Montefeltro con il suo aereo loggiato. Più in alto, sulla sommità del colle di San Aldebrando, si ergono i ruderi della rocca malatestiano-feltresca col suo mastio massiccio incombente sulle piccole case sottostanti. A una osservazione più attenta è facile leggere nel tessuto urbano i tre principali stadi di sviluppo di Fossombrone, frutto di una profonda compenetrazione fra vicende storiche e peculiarità geografiche.
Sull'alto del colle, sotto la rocca, sta annidato il germe della città odierna,
la Cittadella formatasi nel periodo delle scorrerie barbariche e del profondo
medioevo quando la posizione elevata era sinonimo e garanzia di sicurezza. Poi,
col venir meno delle esigenze difensive, l'insediamento iniziò a distendersi nel
declivio fino al piede della collina; gli edifici si disposero su vie parallele
alla Flaminia, si arricchirono di eleganti facciate e di portici. È la
Fossombrone malatestiana e feltresca caratterizzata da una vivace vita culturale
ed economica: l'arte della lana, le cartiere, la lavorazione dei corami si
aggiungono alla fiorente agricoltura per fare della città il polo più ricco e
dinamico del medio bacino del Metauro.
Sotto la spinta di tale vivacità economica e del conseguente incremento
demografico Fossombrone a partire dal XVII secolo guadagnò ulteriori spazi a sud
della Flaminia, venendo a occupare l'intero piano prospiciente il corso
fluviale, secondo un progetto elaborato dal senigalliese Capocaccia per volontà
dell'ultimo duca di Urbino. Entro tali limiti Fossombrone rimase per almeno tre
secoli; solo la recente espansione edilizia ha oltrepassato la linea delle mura
seicentesche. Fossombrone ha preso di nuovo a espandersi, verso oriente, ai lati
della Flaminia, quasi irresistibilmente attratta dall'area di San Martino del
Piano, dove nel II secolo a.C. la sua storia era iniziata col nome di Forum
Sempronii e dove di giorno in giorno sempre più vanno affiorando i resti del
municipio romano che ha dato origine all'attuale città.
Fossombrone ospitalità in Hotel Albergo Agriturismo Bed&Breakfast Camping Casa Vacanze Affittacamere Residence Villaggi Turistici Locanda.
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Per chi risalga la valle metaurense da Fano verso l'interno, Fossombrone appare quasi d'improvviso, distesa tra piano e collina nel punto in cui la valle si restringe, chiusa tra i contrafforti delle Cesane e il ripido versante del colle dei Cappuccini.
A guardarla da lontano Fossombrone appare caratterizzata da un fitto digradare di tetti da cui emergono i campanili delle principali chiese, la facciata di qualche nobile palazzo e l'ampia quinta della Corte Alta dei Montefeltro con il suo aereo loggiato. Più in alto, sulla sommità del colle di San Aldebrando, si ergono i ruderi della rocca malatestiano-feltresca col suo mastio massiccio incombente sulle piccole case sottostanti. A una osservazione più attenta è facile leggere nel tessuto urbano i tre principali stadi di sviluppo di Fossombrone, frutto di una profonda compenetrazione fra vicende storiche e peculiarità geografiche.
Sull'alto del colle, sotto la rocca, sta annidato il germe della città odierna, la Cittadella formatasi nel periodo delle scorrerie barbariche e del profondo medioevo quando la posizione elevata era sinonimo e garanzia di sicurezza. Poi, col venir meno delle esigenze difensive, l'insediamento iniziò a distendersi nel declivio fino al piede della collina; gli edifici si disposero su vie parallele alla Flaminia, si arricchirono di eleganti facciate e di portici. È la Fossombrone malatestiana e feltresca caratterizzata da una vivace vita culturale ed economica: l'arte della lana, le cartiere, la lavorazione dei corami si aggiungono alla fiorente agricoltura per fare della città il polo più ricco e dinamico del medio bacino del Metauro.
Sotto la spinta di tale vivacità economica e del conseguente incremento demografico Fossombrone a partire dal XVII secolo guadagnò ulteriori spazi a sud della Flaminia, venendo a occupare l'intero piano prospiciente il corso fluviale, secondo un progetto elaborato dal senigalliese Capocaccia per volontà dell'ultimo duca di Urbino. Entro tali limiti Fossombrone rimase per almeno tre secoli; solo la recente espansione edilizia ha oltrepassato la linea delle mura seicentesche. Fossombrone ha preso di nuovo a espandersi, verso oriente, ai lati della Flaminia, quasi irresistibilmente attratta dall'area di San Martino del Piano, dove nel II secolo a.C. la sua storia era iniziata col nome di Forum Sempronii e dove di giorno in giorno sempre più vanno affiorando i resti del municipio romano che ha dato origine all'attuale città.
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