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Sa Sartiglia, la storia corre a cavallo
Se la consapevolezza storica e l'attaccamento alle proprie radici sono parti importanti nella cultura di un popolo, "Sa Sartiglia" costituisce il valore culturale pi¨ alto degli oristanesi. Comparsa in epoca Giudicale come manifestazione dei ceti dominanti, conservata e difesa dalla gente d'Arborea nei periodi pi¨ bui delle dominazioni straniere, si Ŕ arricchita nei secoli di nuovi e complessi rituali legati alla evoluzione della societÓ Giudicale in una nuova civiltÓ contadina, fino a diventare la rappresentazione scenica dei mutamenti sociali, culturali e di costume della storia del popolo oristanese. Trae origine da una giostra militare saracena, appresa probabilmente dai cavalieri cristiani della seconda crociata e importata in Europa nel XII secolo. Il momento centrale della prova consisteva nell'infilare con la spada o con la lancia un anello appeso ad un filo, cavalcando a velocitÓ sfrenata. I cavalieri oristanesi ne impararono i segreti probabilmente dalle truppe di Pietro D'Aragona nel 1323, quando per nove lunghi mesi si trovarono a dividere le noie dell'assedio che insieme avevano stretto intorno a Villa di Chiesa. Di derivazione spagnola Ŕ infatti il nome Sartiglia, da Sortja (che significa anello), come di uguale origine Ŕ il termine "Cumpoidori" (dallo spagnolo componedor) che designa il gran Capitano d'Armi, il Maestro di Campo della corsa, che ne era signore e padrone assoluto, e che veniva scelto fra i cavalieri di pi¨ alto lignaggio e di pi¨ gride valore militare. Per circa 150 anni, fino alla caduta del Marchesato di Oristano che fu incorporato alla corona di Spagna dopo la sconfitta subita da Leonardo Alagon nella battaglia di Macomer del 1479, la Sartiglia rimase una giostra militare riservata ai cavalieri di alto rango, senza nessun collegamento al carnevale nŔ con l'uso della maschera. Si svolgeva probabilmente pi¨ volte nel corso dell'anno, in occasioni di particolare importanza e si correva nel sagrato della Basilica di S. Maria, sede della Corona de Logu, (il parlamento Giudicale) sempre sullo stesso tracciato: il percorso che va dal palazzo dei Giudici (ora sede del carcere mandamentale) fino appunto alla cattedrale. Villani e stallieri intanto, cavallerizzi abili quanti i loro signori e padroni, sfogavano la loro voglia di festeggiamenti correndo fuori le mura affiancati in pariglia e improvvisando momenti di alta acrobazia tra gli stazzi di Porta Manna e quelli di Portixedda.