Oristano

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Fu probabilmente a causa del dominio aragonese, oggetto di un odio popolare profondo per la libertà perduta, che gli oristanesi affiancarono la Sartiglia al carnevale per conse-gnare alla memoria popolare i fasti del Giudicato d'Arborea. Luigi Pulci e Angelo Poliziano hanno cantato giochi d'armi cortesi che sul finire del XV secolo venivano offerti al diletto popolare in tutte le Signorie italiane. Analogamente ad Oristano, l'ultima domenica e il martedì di carnevale, i più valenti cavalieri d'Arborea continuarono a cimentarsi nella corsa all'anello, vestiti di ricchi costumi e col volto coperto da una maschera; scegliendo fra loro colui che doveva assumere il ruolo di Cumpoidori e divenire così per una sera, metaforicamente, l'erede dei giudici oristanesi. Furono il Gremio dei Contadini e quello dei Falegnami, in qualità di rappresentanti del popolo, ad assumersi il compito di perpetuare la tradizione. Questo ruolo trovò consacrazio-ne morale nel lascito del Canonico Dessi, nel secolo XVI, che destinò al Gremio dei Contadini alcuni possedimenti affinchè, coi proventi delle terre si sopperisse alle spese della Sartiglia.In seguito a questo lascito, la manifestazione deve aver luogo a qualsiasi costo e in qualunque condizione. In anni di guerra e di pestilenze è toccato al solo Cumpoidori fare atto di presenza dinanzi al Duomo, per tenere fede simbolicamente all'impegno assunto dai Gremi. Sono molti i momenti del rituale densi di significato che, in parte, non sono ancora oggi completamente chiari e che sarebbe troppo lungo e difficile tentare di spiegare in una così breve nota. Si può tuttavia dividere la manifestazione in tre fasi salienti: La Vestizione - Il Corteo - Il Torneo - La Vestizione inizia intorno alle 14 di entrambi i giorni su menzionati talvolta a casa del Presidente (Majorali), altre volte in luoghi più o meno sacri scelti dallo stesso Gremio, laddove Su Cumpoidori (che è il capo della corsa) viene "vestito" degli abiti della cavalcata da un gruppo di ragazze, per le quali la tradizione vuole che almeno per quella giornata rimangano pure, sotto la vigile guida di un'anziana donna (Sa Massaia Manna) e tutte indossanti l'antico costume oristanese. Il rito inizia nel momento in cui "su Cumpoidori" sale su di un basso tavolo dal quale poi non potrà più ridiscendere se non a conclusione della cerimonia. Esso infatti viene condotto in braccio nell'ingresso della casa e sbalzato di peso sul suo cavallo riccamente bardato; è in questo preciso momento che egli viene affiancato da altri due cavalieri e che si appresta a benedire l'immensa folla con un mazzo di viole. Le ragazze, a loro volta, gli lanciano grano e fiori e la Massaia Manna lo benedice invocando per lui l'assistenza di "Santu Giuanni" (S.Gio-vanni) o San Giuseppe. Il Corteo: è una grande sfilata di trombettieri, tamburini, componenti del Gremio e Cavalieri mascherati. Esso, dopo aver percorso alcune vie cittadine, si ferma in quella che fu la piazza del palazzo dei Giudici. Il Torneo: rappresenta il fulcro di tutta la cerimonia, ha inizio nel momento in cui "su Cumpoidori" e il suo sottocapo incrociano le spade; a ciò fa seguito il rullo dei tamburi ed è in questo preciso istante che egli lancia il suo . cavallo in una carsa sfrenata nella pista al fine di centrare con la sua arma il foro di una stella. argentea eretta a mezza strada con un nastro verde. Questa corsa spericolata viene ripetuta solo dai cavalieri scelti appositamente da su Cumpoidori e lo spettacolo ha termine con la prova dello "stocco" (asta di legno) riservata esclusivamente a Su Cumpoidori e al suo secondo o anche al suo terzo, in base alla sua scelta. Ad insindacabile giudizio del Cumpoidori ha termine la Sartiglia e folla e corteo si portano fuori dalle antiche mura passando da Porta Manna, fino alla via Mazzini. Qui, fino a sera inoltrata si corrono le spericolate corse in Pariglia che ricordano gli antichi e popolari festeggiamenti che facevano da contraltare all'apetto aristocratico e per certi versi classista della corsa all'anello.