Stromboli
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Spesso il cratere lancia ammassi incandescenti di proporzioni smisurate che,
a notevole altezza, si aprono a ventaglio lasciando piovere, per ampio raggio,
una miriade di scorie e di blocchi luminosi simili a pioggia di meteoriti. I blocchi di fuoco piombano sulla Sciara frantumandosi in mille schegge come
le scintille che sprizzano dal ferro rovente martellato sull'incudine. Spesso
il cratere, con ritmo sempre più intenso, proietta materiale su materiale
dando luogo a innumerevoli scie luminose che s'intersecano reciprocamente
offrendo una fantasmagoria di luci. I blocchi a volte, piombano sulla china, non si frantumano ma rotolano già finchè, cozzando contro dicchi, si librano
nel vuoto descrivendo ampie curve paraboliche; infine cadono in mare, con
fragoroso tonfo, facendo innalzare alte colonne d'acqua. Brandelli lavici precipitano sulla riva, saltellano tra le scogliere e scompaiono; altri, più piccoli e veloci, si perdono in lontananza, oltre il limite della Sciara. Il materiale che rotola giù, al par d'una frana, produce un caratteristico suono metallico in mezzo al barbaglio di luci rossastre. Sulle dense nubi di vapore, librate costantemente sull'isola, si riverberano le mille luci con infinite gradazioni tra mirabili giochi di ombre, mentre sul mare i bagliori producono tremolanti luccichii che s'inseguono fino a spegnersi lontano, nel buio. I banchi lavici che ai due lati limitano la Sciara, sono tinti dai riflessi di fuoco che conferiscono loro l'aspetto di bolge dantesche.
A Nord-Ovest un promontorio divide la Sciara del Fuoco dalla borgata di Ginostra, che si adagia in un vasto anfiteatro con le sue casette dominanti precipizi rocciosi orlati di agavi o ingolfate tra fichi d'India e oliveti, che ammantano tutta la zona conferendole un incantevole tono idilliaco. Si accede alla borgata attraverso gli scali di Lazzaro e di Pertuso, il più importante.
Un insediamento è stato identificato sul timpone di Ginostra: appartiene alla cultura di Capo Graziano (XVII-XVI sec. a.C.).
Dopo Ginostra si susseguono costoni di roccia alternati da frane di massi e profondi canaloni sabbiosi che, dalla vetta del monte, scendono ripidamente
fino al mare. A questo scenario grandioso, ma selvaggio e sterile, contrasta quello che segue costituito da una zona pianeggiante denominata Lena. Tra il verde diffuso delle ginestre, dei fichi d'India e degli ulivi occhieggiano,
qua e là, poche e minuscole case dalla solita, originale forma cubica. L'abitato di Stromboli, fino alla prima metà del secolo scorso, si estendeva in
prossimità del mare, lungo le spiagge di Scari, Ficogrande e la scogliera di Piscità.
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