Ansedonia

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Cosa fu città-stato latina, autogovernata e fedele a Roma. Dopo un periodo di crisi economica, dovuta agli effetti devastanti delle guerre puniche, per la città ed il suo porto ebbe inizio un periodo di prosperità. Affluirono nuovi coloni, fiorì l'edilizia pubblica e privata e fu sistemato, con grandiose opere di ingegneria idraulica, il "Portus Cosanus". Nel 90 a.C. le fu data la cittadinanza romana, entrando così a far parte della "Res Publica".
Intorno al 71 a.C. la città fu saccheggiata ed incendiata in circostanze fino ad oggi rimaste ignote. La deportazione e l'uccisione dei suoi abitanti ne determinarono l'abbandono per circa quaranta anni, fino a quando non fu ricostruita e ripopolata sotto l'Imperatore Augusto. Da allora seguì, con fasi alterne, le sorti di Roma.
Il territorio cosano subì nel V secolo l'invasione dei Visigoti di Alarico e, in seguito, fu l'ultimo baluardo degli Ariani che mutarono il nome della città, ridotta ormai ad un povero villaggio, in Ansedonia. Passò quindi ai Franchi e, per volere di Carlo Magno, fu donata come feudo all'Abbazia delle Tre Fontane nell'anno 805. Le cronache del X secolo ricordano la comparsa dei Saraceni, con le loro scorrerie su gran parte della Maremma, mentre nel XIII sec. passò in possesso al conte Ildebrandino di Sovana.
Successivamente fu dominio degli Orsini, poi della Repubblica di Orvieto e infine della Repubblica di Siena, che ne rase al suolo gli ultimi resti per scacciare dei predoni che vi si erano rifugiati.
Il silenzio di Cosa si è quindi protratto fino al 1948 anno in cui iniziarono i lavori di scavo per la conoscenza archeologica della città e del suo porto.